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30 novembre 2011

Università italiane: in graduale crescita il numero di stranieri

L’immigrazione rappresenta una questione discussa in ogni salsa e che ciclicamente ricorre nell’agenda politica nostrana.

Il fenomeno, che in Italia ha conosciuto un notevole sviluppo a partire dagli anni ’70 fino a renderci (nel 2010) il quarto paese europeo per numero di immigrati (il decimo in percentuale), fa ormai stabilmente parte della realtà socio-culturale della penisola; è però altrettanto vero che, a seconda del contesto preso in considerazione, presenta alcune anomalie.

Una di queste, manco a dirlo, riguarda le università: tra le grandi nazioni europee, l’Italia è il fanalino di coda in merito al numero di studenti universitari provenienti da altri paesi.

Per averne conferma, non bisogna far altro che operare un raffronto tra la nostra percentuale di studenti esteri e quelle relative alle più note realtà europee, il tutto in base alle ultime rilevazioni sul biennio 2010-2011 fornite da uno studio condotto presso l’Università di Roma Tre.

Mentre il dato italiano si attesta su uno striminzito 3,6% (61.777), in Germania il 10,9% circa degli universitari proviene dall’estero e la situazione è pressoché uguale in Francia (11,2%). Il divario tende però a risultare ancor più clamoroso spostandoci nel Regno Unito, laddove si arriva addirittura a sfiorare il 20%.

La situazione italiana va in ogni caso pian piano progredendo: è sufficiente rispolverare le cifre del 2007-2008 (3%) per osservare un lieve ma graduale incremento della percentuale nell’ultimo triennio (non a caso si è passati attraverso il 3,2% del 2008-2009 ed il 3,4% del 2009-2010).

È peraltro possibile in questo modo ricavare una spiegazione esauriente per il recente aumento delle assunzioni di stranieri con titolo universitario (dal 3,8% del 2008 al 4,6% del 2010).

Un cauto ottimismo è a maggior ragione giustificato viaggiando indietro nel tempo di oltre dieci anni: nel 1998-1999, gli universitari stranieri in Italia ammontavano appena all’1,3% del totale. Crescita fisiologica? Effetto globalizzazione? Non sta a noi dare un responso.

Analizzando nel dettaglio il campione straniero, non c’è granchè da sorprendersi nel constatare una marcata predominanza di giovani albanesi (20,2%).

Ancor meno, se possibile, stupisce il dato relativo ai cinesi (7,4%), che occupano ormai stabilmente la piazza d’onore tra le popolazioni più rappresentate, seguiti a ruota da rumeni (6,8%, che tuttavia avanzano in seconda posizione restringendo il campo di ricerca alle matricole) e greci (5,8%).

Lo studio si è anche occupato di stabilire su quali facoltà questi ragazzi tendano ad indirizzare più frequentemente la propria scelta. Economia domina incontrastata con il suo 18,2%, davanti al 13,8% di Medicina e Chirurgia ed al 13,7% di Ingegneria.

Facendo il giochino della classifica al contrario, in testa alla graduatoria troveremmo Scienze Motorie, che strappa un misero 0,2% precedendo Statistica (0,3%) e Scienze della Comunicazione (0,6%).

È interessante notare come buona parte delle iscrizioni (33%) si concentri negli atenei del centro Italia, con una particolare predilezione per Toscana e Lazio: le città di Roma, Firenze e Pisa raccolgono infatti il maggior numero di iscritti stranieri.

Com’era per molti versi prevedibile, va infine registrato il costante successo riscosso dalle Università per Stranieri di Perugia e Siena.

Francesco Ienco

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