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27 novembre 2011

Vivisezione, atenei britannici ‘condannati’ alla trasparenza

Le università inglesi saranno costrette a rivelare tutti i dettagli delle controverse ricerche che hanno al centro test su animali.

La scelta obbligata deriva da una sentenza dell’Information Tribunal britannico, organismo responsabile giuridicamente della libertà di informazione, in merito ad un processo durato tre anni nel quale la Newcastle University era accusata dall’Unione Britannica per l’Abolizione della Vivisezione (Buav) di praticare vivisezione sui primati.

La Newcastle University sostiene che rispondere a richieste del genere potrebbe mettere in pericolo la sicurezza dei propri scienziati e interessi commerciali.

Nel frattempo la sentenza ha già diviso il paese in due fronti compatti. Da un lato gli attivisti considerano la decisione del giudice un passo importante per la trasparenza negli esperimenti condotti su animali, dall’altro i ricercatori universitari guidati da Paul Nurse, presidente della Royal Society, importante accademia nazionale di ricerca scientifica fondata nel 1660, temono che “la sentenza sia utilizzata in futuro come strumento di intimidazione nei confronti di ricercatori e scienziati impegnati in studi di alto profilo su cambiamenti climatici e tabacco“.

Secca invece la risposta del tribunale che in una nota afferma “Il rifiuto di comunicare le modalità degli esperimenti condotti, crea nell’opinione pubblica l’impressione che ci sia qualcosa da nascondere. Inoltre negli ultimi dieci anni – continua – si è assistito alla scomparsa di atti di violenza estremi degli attivisti nei confronti di accademici e scienziati che dunque – conclude – non hanno ragione di temere per la loro incolumità“.

Claudio Capanni

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