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16 dicembre 2011

Annuario ISTAT: più matricole e laureate donne

La fine dell’anno solare costituisce, come è noto, un momento in cui è opportuno fare dei bilanci.
E il bilancio annuale per eccellenza è illustrato dall’Annuario ISTAT, reso pubblico a partire dal 16 dicembre 2011.

L’Annuario è un rendiconto dell’andamento dell’ Italia che approfondisce essenzialmente i fenomeni ambientali, demografici, sociali ed economici. Ovviamente uno dei punti nodali dello sviluppo di un Paese è rappresentato dall’istruzione, ivi compresa l’istruzione universitaria.

Dai dati rilevati dall’Istat risulta che continua la flessione delle immatricolazione registrata a partire dall’anno accademico 2004/2005: i neo – iscritti, durante l’anno accademico 2009/2010, sono circa 1.200 in meno rispetto all’anno precedente.
L’unica fascia che registra un incremento è rappresentata dagli iscritti ad un corso magistrale o a ciclo unico, ambito in cui si è verificato un aumento del 6,5% rispetto all’anno precedente

Leggendo il resoconto, però, sono due gli aspetti che colpiscono maggiormente la nostra attenzione: la mobilità territoriale e la superiorità di matricole e laureate di sesso femminile.

Per quanto riguarda il primo punto, si registra una partecipazione all’istruzione universitaria maggiore al Sud, e, in special modo, nelle regioni del Molise, dell’ Abruzzo e della Basilicata, dove più di un italiano su due, in un’ età compresa tra i 19 e i 25 anni, è iscritto ad un corso accademico.

Ancora più interessante la seconda notizia: dopo il diploma, sono soprattutto le donne che scelgono di proseguire i loro studio oltre l’istruzione secondaria: le matricole donne infatti sono circa 68 su 100, mentre i loro colleghi di sesso maschile sono 58 su 100.
E il cosiddetto “sesso debole” sembra anche più solerte a concludere il proprio il percorso accademico: le laureate sono circa 22 ogni 100 venticinquenni contro i 15 laureati ogni 100 maschi della stessa età.

Donne e giovani del Sud, dunque, contribuiscono a mantenere più o meno costante il numero nazionale di studenti universitari che per l’anno accademico 2009/2010 ammonta a circa 295.000.

L’ Italia può pertanto ritenersi soddisfatta della propria popolazione universitaria, che riesce ad entrare negli standard europei, nonostante, invece abbia registrato un leggero calo l’istruzione scolastica superiore. Tra il primo e il secondo anno vengono, infatti, bocciati circa il 20,3% degli iscritti, molti dei quali, di conseguenza, abbandonano definitivamente gli studi.

Giuseppina Iervolino

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