Biblioteca Sala Borsa, tempio di conoscenza e rigenerazione

Redazione Controcampus 8 Dicembre 2011

Chi nasce a Bologna ha fatto esperienza dei lunghi minuti di attesa, in religioso silenzioso, dopo aver compilato un cartoncino con coordinate di classificazione reperite con difficoltà dagli archivi cartacei, nella sala preziosamente affrescata dell’Archiginnasio, biblioteca centralissima, la più antica della città, che conserva testi antichi dal valore inestimabile.

Ma quando fu inaugurata la Sala Borsa tutto cambiò: una biblioteca civica, ancora più centrale, altrettanto fornita (conta oltre 250.000 documenti conservati, tra libri, riviste, multimediali, è la biblioteca pubblica più grande d’Italia), architettonicamente spettacolare, e soprattutto a scaffale aperto!

Una novità non da poco, perchè il rapporto tra cittadinanza e libri diventava finalmente diretto ed immediato, un percorso nelle sale dedicate a settori di ogni genere, con la possibilità di fermarsi su comode poltrone per consultare anche brevemente i testi scelti prima di prenderli in prestito, ma anche per leggerli o studiarli in mezzo agli altri, studenti e studentesse, bibliotecari e persone di passaggio lì per visitare un luogo con una storia artistica, culturale e amministrativa affascinante e complessa.

La Sala Borsa è una delle ale di Palazzo d’Accursio, sede storica del Comune di Bologna e sorge sopra reperti archeologici che testimoniano le sedimentazioni di varie civiltà: quella villanoviana del VII secolo a.C., quella della Felsina etrusca, e quelli della Bononia romana fondata nel 189 a.C. di cui resta una basilica civile; in particolare si trovano tracce di edifici pubblici e religiosi medievali. Le rovine di questi monumenti sono state rinvenute durante gli scavi di restauro e ora sono un sito archeologico visibile sotto la pavimentazione di lastre di cristallo dell’atrio della biblioteca, in questi nobili sotterranei sono possibili visite guidate, ora anche il sabato (per informazioni).

Nel corso dei secoli l’area fu abbandonata e subì un vistoso declino, fino alla sua rinascita nel XIII secolo, quando sopra i ruderi romani vennero edificate alcune abitazioni ghibelline tra cui spicca quella di Francesco Accursio, famoso giurista. Nel 1336 il palazzo è diventato la residenza degli Anziani, la più alta magistratura del Comune e poi la sede del governo della città. Nel 1568 la piazza fu trasformata in orto botanico da Ulisse Aldrovandi, trasferito poi, nel 1765, nell’attuale sede in prossimità di Porta San Donato nella sede della Facoltà di Botanica. Divenne allora campo di addestramento delle milizie cittadine e poi ufficio telegrafico. Nel 1876 il piano terra della sala si trasformò ancora, su progetto dell’ingegnere Antonio Zannoni, venne ristrutturata ed utilizzata per la nuova Residenza delle Regie Poste, aprendo anche l’attuale ingresso sulla piazza del Nettuno, Piazza Maggiore.

La sala centrale era caratterizzata da uno sfondo semicircolare, così nel 1883 questa parte del palazzo venne adibita a centro della vita economica e sociale, divenne la sede della “Borsa del Commercio e loggia per gli agricoltori” destinata alle contrattazioni e agli scambi commerciali che prima avvenivano all’aperto. L’identità mercantilistica che permane anche attualmente nel nome della biblioteca è racchiusa in due immagini raffigurate negli stucchi di alcune stanze, un’ape e una spiga, simboli di operosità. In seguito, durante l’amministrazione del sindaco socialista Francesco Zanardi la Sala Borsa accolse un ristorante e alcuni sportelli della Cassa di Risparmio che ne ottenne l’uso per un periodo di 50 anni. L’inaugurazione della nuova Sala Borsa avviene il 17 luglio 1926. Nel dopoguerra divenne un moderno palasport, arena per i patiti di pallacanestro, e solo nel 1999 venne ideata e decisa la destinazione della piazza coperta a biblioteca.

Su L’Informazione (inserto cronaca bolognese de La Stampa, nella rubrica il Domani), Sabrina Camonchia scrive: “In principio fu Umberto Eco. L’idea era quella del portico telematico: postazioni multimediali per 900 persone, lo spazio sarebbe dovuto diventare la seconda piazza (coperta) della città” (7 dicembre 2011). Non stupisce che sia stato il filosofo bolognese a suggerire questo ambizioso progetto, suggestione sofisticata che richiama l’epoca di Zenone, quando nella grecia del 300 a.C. si insegnava sotto la Stoa, “portico dipinto”, da cui lo stoicismo prende il nome e che ricorda l’urbanistica porticata della dotta Bologna.

Il sito del comune di Bologna spiega come andò: “nel 1990 il Consiglio comunale approvò il progetto denominato Parco urbano di Piazza Maggiore. Esso comprendeva interventi su varie piazze ed edifici centrali: per il complesso dell’ex Sala Borsa si parlava di «piazza coperta» e di sede per istituti culturali. Nel 1991- 92 fu formulata un’ipotesi di trasferimento in Sala Borsa della Biblioteca centrale di Pubblica Alcuni eminenti intellettuali bolognesi pensarono a una nuova «città del sapere», una grande «mediateca», dotata anche di spazi per il riposo: bar, caffè all’italiana, museo dei videogiochi. Nel 1995 la realizzazione della Biblioteca Sala Borsa fu inserita nella rosa delle idee-forza del Piano di mandato per Bologna 2000 città europea della cultura: doveva essere una biblioteca contemporanea, accessibile a tutti, senza differenze di età, livello di istruzione, etnia, con un rapido aggiornamento del patrimonio documentario e attenzione particolare agli strumenti di comunicazione telematica e multimediale.

L’UniBo doveva essere la protagonista del nuovo progetto di libri e lettura pubblica per tutti, ma ci andarono di mezzo i privati e la politica, da quel momento iniziarono a susseguirsi polemiche, traversie. Nel luglio 2001, l’allora sindaco Guazzaloca e la sua giunta decisero dare in locazione (per l’esosa cifra di un milione di euro all’anno) la biblioteca, di propietà del Comune, all’omonima Sala Borsa srl e la Healthness Food srl cui facevano capo, rispettivamente, una libreria e un ristorante. Anche Cofferati, quando divenne sindaco, decise di non risolvere il contratto, per evitare la penale, così i sostenitori di una gestione interamente pubblica coniarono lo slogan di protesta “Fuori i mercati dal tempio”, difendendo l’ideale culturale, non immaginando nemmeno ciò che successe due anni dopo: i privati in bancarotta lasciarono i locali; si aprì un contenzioso per morosità con il Comune; furono messi in mobilità i 44 dipendenti. Per salvare i posti di lavoro – fallito il tentativo di far scattare la cassa integrazione o la ricollocazione dei dipendenti in altre società del patron di Sala Borsa srl, Stefano Bellentani – per molti era necessario un progetto che prevedesse l’ingresso di altri privati con cui negoziare l’assorbimento dei dipendenti.

Nel 2006 si fece avanti la Fondazione Carisbo per mettere in campo progetti e fondi, «abbiamo già investito in passato, contribuendo affinché fosse possibile una chiusura posticipata. Noi crediamo che Sala Borsa sia un’eccellenza per la città, e pensiamo che debba essere un luogo di grande socializzazione per i giovani. Attraversandola, lì si trova con piacere la migliore gioventù della città, quella che discute, parla e studia», disse l’allora vicepresidente, Virginiangelo Marabini. Arrivarono dichiarazioni anche dall’Università, l’allora prorettore Roberto Grandi disse: «Sembra non ci si accorga che sono passati un po’ di anni dal 2000. Oggi l’Ateneo (spesso chiamato in causa su Sala Borsa, ndr) ha già realizzato il progetto nato con Umberto Eco e la giunta Vitali: quelle 300 postazioni per cui l’Università avrebbe dovuto stanziare un miliardo e mezzo di lire sono realizzate al Palazzo Paleotti, in pieno accordo con Comune e Arstud, proprietari dell’edificio».

Così nel 2008 la Sala Borsa fu chiusa il tempo della fase di progettazione e di esecuzione dei lavori: in campo 1 milione di euro, cui si è aggiunto il contributo di 100 mila euro della Fondazione Carisbo.
E arriviamo ad oggi, a festeggiarne il compleanno, 10 anni di traguardi e di trasformismo, ma non finiscono le fatiche…

… La battaglia legale non è ancora finita: nel giugno 2009, il Tribunale ha condannato Bellentani al pagamento di oltre 800 mila euro al Comune per affitti e utenze, ma a maggio di quest’anno la Corte d’appello di Bologna ha ribaltato la sentenza, disponendo che sia il Comune a sborsare più di due milioni di euro. Il ricorso per Cassazione è già stato depositato.

Di più, la Sala Borsa è stata teatro delle recenti diatribe tra la giunta comunale di Bologna e gli “insolventi” dell’ex cinema Arcobaleno i quali avevano occupato i locali. “Si presentano in Sala Borsa e costringono i dipendenti e le guardie a restare oltre gli orari” ha spiegato l’assessore alla cultura Alberto Ronchi, “dichiarino unilateralmente che se ne vanno da Sala Borsa e solo allora cominceremo a fare dei ragionamenti. Devono rendersi conto di quello che hanno fatto e capire che non possono stare lì” (per un approfondimento sulla vicende e le sue evoluzioni). All’assessore sta molto a cuore il futuro della Biblioteca, infatti sta pensando all’apertura domenicale per i mesi invernali fino a primavera, pare che alcuni operatori economici stiano dimostrando molto interesse per questo investimento, possibili sponsor, tra cui la Fondazione del Monte ed Hera.

Resta il fatto che la Sala Borsa è il cuore pulsante della conoscenza e luogo di ritrovo per aggiornarsi nell’emeroteca, consultare volumi, studiare, assistere a mostre e iniziative. Perciò, il 13 dicembre, per il suo decennale, festeggiamola così, con affetto, con le parole della filastrocca scritta appositamente per quest’occasione dal poeta Bruno Tognolini:

Cuore nel cuore di Mamma Bologna/La Salaborsa è un motore che sogna/Sogna bambini che diventeranno/Tutte le cose che sono e che sanno/Ma adesso leggono, non disturbate/Perché leggendo le storie fatate/Stanno scrivendo le cose future/In una Sala di libri e figure

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Laura Testoni

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Questo porta Controcampus, ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Il suo successo si riconosce da subito, principalmente in due fattori; i suoi ideatori, giovani e brillanti menti, capaci di percepire i bisogni dell’utenza, il riuscire ad essere dentro le notizie, di cogliere i fatti in diretta e con obiettività, di trasmetterli in tempo reale in modo sempre più semplice e capillare, grazie anche ai numerosi collaboratori in tutta Italia che si avvicinano al progetto.Nascono nuove redazioni all’interno dei diversi atenei italiani, dei soggetti sensibili al bisogno dell’utente finale, di chi vive l’università, un’esplosione di dinamismo e professionalità capace di diventare spunto di discussioni nell’università non solo tra gli studenti, ma anche tra dottorandi, docenti e personale amministrativo.Controcampus ha voglia di emergere. Abbattere le barriere che il cartaceo può creare. Si aprono cosi le frontiere per un nuovo e più ambizioso progetto, per nuovi investimenti che possano demolire le barriere che un giornale cartaceo può avere. Nasce Controcampus.it, primo portale di informazione universitaria e il trend degli accessi è in costante crescita, sia in assoluto che rispetto alla concorrenza (fonti Google Analytics).I numeri sono importanti e Controcampus si conquista spazi importanti su importanti organi d’informazione: dal Corriere ad altri mass media nazionale e locali, dalla Crui alla quasi totalità degli uffici stampa universitari, con i quali si crea un ottimo rapporto di partnership.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus ha un proprio obiettivo: confermarsi come la principale fonte di informazione universitaria, diventando giorno dopo giorno, notizia dopo notizia un punto di riferimento per i giovani universitari, per i dottorandi, per i ricercatori, per i docenti che costituiscono il target di riferimento del portale.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito, l’università gratis. L’università a portata di click è cosi che ci piace chiamarla. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei nostri lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. La StoriaControcampus è un periodico d’informazione universitaria, tra i primi per diffusione.Ha la sua sede principale a Salerno e molte altri sedi presso i principali atenei italiani.Una rivista con la denominazione Controcampus, fondata dal ventitreenne Mario Di Stasi nel 2001, fu pubblicata per la prima volta nel Ottobre 2001 con un numero 0. Il giornale nei primi anni di attività non riuscì a mantenere una costanza di pubblicazione. Nel 2002, raggiunta una minima possibilità economica, venne registrato al Tribunale di Salerno. Nel Settembre del 2004 ne seguì la registrazione ed integrazione della testata www.controcampus.it. Dalle origini al 2004Controcampus nacque nel Settembre del 2001 quando Mario Di Stasi, allora studente della facoltà di giurisprudenza presso l’Università degli Studi di Salerno, decise di fondare una rivista che offrisse la possibilità a tutti coloro che vivevano il campus campano di poter raccontare la loro vita universitaria, e ad altrettanta popolazione universitaria di conoscere notizie che li riguardassero.Il primo numero venne diffuso all’interno della sola Università di Salerno, nei corridoi, nelle aule e nei dipartimenti. Per il lancio vennero scelti i tre giorni nei quali si tenevano le elezioni universitarie per il rinnovo degli organi di rappresentanza studentesca. In quei giorni il fermento e la partecipazione alla vita universitaria era enorme, e l’idea fu proprio quella di arrivare ad un numero elevatissimo di persone. Controcampus riuscì a terminare le copie date in stampa nel giro di pochissime ore.Era un mensile. La foliazione era di 6 pagine, in due colori, stampate in 5.000 copie e ristampa di altre 5.000 copie (primo numero). Come sede del giornale fu scelto un luogo strategico, un posto che potesse essere d’aiuto a cercare fonti quanto più attendibili e giovani interessati alla scrittura ed all’ informazione universitaria. La prima redazione aveva sede presso il corridoio della facoltà di giurisprudenza, in un locale adibito in precedenza a magazzino ed allora in disuso. La redazione era quindi raccolta in un unico ambiente ed era composta da un gruppo di ragazzi, di studenti (oltre al direttore) interessati all’idea di avere uno spazio e la possibilità di informare ed essere informati. Le principali figure erano, oltre a Mario Di Stasi:Giovanni Acconciagioco, studente della facoltà di scienze della comunicazione Mario Ferrazzano, studente della facoltà di Lettere e FilosofiaIl giornale veniva fatto stampare da una tipografia esterna nei pressi della stessa università di Salerno.Nei giorni successivi alla prima distribuzione, molte furono le persone che si avvicinarono al nuovo progetto universitario, chi per cercarne una copia, chi per poter partecipare attivamente. Stava per nascere un nuovo fenomeno mai conosciuto prima, Controcampus, “il periodico d’informazione universitaria”. “L’università gratis, quello che si può dire e quello che altrimenti non si sarebbe detto”, erano questi i primi slogan con cui si presentava il periodico, quasi a farne intendere e precisare la sua intenzione di università libera e senza privilegi, informazione a 360° senza censure.Il giornale, nei primi numeri, era composto da una copertina che raccoglieva le immagini (foto) più rappresentative del mese, un sommario e, a seguire, Campus Voci, la pagina del direttore. La quarta pagina ospitava l’intervista al corpo docente e o amministrativo (il primo numero aveva l’intervista al rettore uscente G. Donsi e al rettore in carica R. Pasquino). Nelle pagine successive era possibile leggere la cronaca universitaria. A seguire uno spazio dedicato all’arte (poesia e fumettistica). I caratteri erano stampati in corpo 10.Nel Marzo del 2002 avvenne un primo essenziale cambiamento: venne creato un vero e proprio staff di lavoro, il direttore si affianca a nuove figure: un caporedattore (Donatella Masiello) una segreteria di redazione (Enrico Stolfi), redattori fissi (Antonella Pacella, Mario Bove). Il periodico cambia l’impaginato e acquista il suo colore editoriale che lo accompagnerà per tutto il percorso: il blu. Viene creata una nuova testata che vede la dicitura Controcampus per esteso e per riflesso (specchiato), a voler significare che l’informazione che appare è quella che si riflette, quello che, se non fatto sapere da Controcampus, mai si sarebbe saputo (effetto specchiato della testata). La rivista viene stampa in una tipografia diversa dalla precedente, la redazione non aveva una tipografia propria, ma veniva impaginata (un nuovo e più accattivante impaginato) da grafici interni alla redazione. Aumentarono le pagine (24 pagine poi 28 poi 32) e alcune di queste per la prima volta vengono dedicate alla pubblicità. Viene aperta una nuova sede, questa volta di due stanze.Nel Maggio 2002 la tiratura cominciò a salire, fu l’anno in cui Mario Di Stasi ed il suo staff decisero di portare il giornale in edicola ad un prezzo simbolico di € 0,50.Il periodico era cosi diventato la voce ufficiale del campus salernitano, i temi erano sempre più scottanti e di attualità. Numero dopo numero l’obbiettivo era diventato non più e soltanto quello di informare della cronaca universitaria, ma anche quello di rompere tabù. Nel puntuale editoriale del direttore si poteva ascoltare la denuncia, la critica, la voce di migliaia di giovani, in un periodo storico che cominciava a portare allo scoperto i risultati di una cattiva gestione politica e amministrativa del Paese e mostrava i primi segni di una poi calzante crisi economica, sociale ed ideologica, dove i giovani venivano sempre più messi da parte. Disabilità, corruzione, baronato, droga, sessualità: sono questi alcuni dei temi che il periodico affronta.Nel 2003 il comune di Salerno viene colto da un improvviso “terremoto” politico a causa della questione sul registro delle unioni civili, “terremoto” che addirittura provoca le dimissioni dell’assessore Piero Cardalesi, favorevole ad una battaglia di civiltà (cit. corriere). Nello stesso periodo Controcampus manda in stampa, all’insaputa dell’accaduto, un numero con all’interno un’ inchiesta sulla omosessualità intitolata “dirselo senza paura” che vede in copertina due ragazze lesbiche. Il fatto giunge subito all’attenzione del caporedattore G. Boyano del corriere del mezzogiorno. È cosi che Controcampus entra nell’attenzione dei media, prima locali e poi nazionali.Nel 2003 Mario Di Stasi avverte nell’aria segnali di cambiamento sia della società che rispetto al periodico Controcampus. Pensa allora di investire ulteriormente sul progetto, in redazione erano presenti nuove figure: Ernesto Natella, Laura Muro, Emilio C. Bertelli, Antonio Palmieri. Il periodico aumenta le pagine, (44 pagine e poi 60 pagine), è stampato interamente a colori, la testata è disegnata più piccola e posizionata al lato sinistro della prima pagina. La redazione si trasferisce in una nuova sede, presso la palazzina E.di.su del campus di Salerno, questa volta per concessione dell’allora presidente dell’E.di.su, la Professoressa Caterina Miraglia che crede in Controcampus. Nello stesso anno Controcampus per la prima volta entra nel mondo del Web e a farne da padrino è Antonio Palmieri, allora studente della facoltà di Economia, giovane brillante negli studi e nelle sue capacità web. Crea un portale su piattaforma CMS realizzato in asp.È la nascita di www.controcampus.it e l’inizio di un percorso più grande. Controcampus è conosciuto in tutti gli atenei italiani, grazie al rapporto e collaborazione che si instaura con gli uffici stampa di ogni ateneo, grazie alla distribuzione del cartaceo ed alla nuova iniziativa manageriale di aprire sedi - redazioni in tutta Italia.Nel 2004 Mario Di Stasi, Antonio Palmieri, Emilio C. Bertelli e altri redattori del periodico controcampus vengono eletti rappresentanti di facoltà. Questo non permette di sporcare l’indirizzo e linea editoriale di Controcampus, che resta libera da condizionamenti di partito, ma offre la possibilità di poter accedere a finanziamenti provenienti dalla stessa Università degli Studi di Salerno che, insieme alla pubblicità, permettono di aumentare gli investimenti del gruppo editoriale. Ciò nonostante Controcampus rispetto alla concorrenza doveva contare solamente sulle proprie forze.La forza del giornale stava nella fiducia che i lettori avevano ormai riposto nel periodico. I redattori di Controcampus diventarono 15, le redazioni nelle varie università italiane aumentavano. Tutto questo faceva si che il periodico si consolidasse, diventando punto di riferimento informativo non soltanto più dei soli studenti ma anche di docenti, personale e politici, interessati a conoscere l’informazione universitaria. Gli stessi organi dell’istruzione quali Miur e Crui intrecciavano rapporti di collaborazione con il periodico. Dal 2005 al 2009A partire dal 2005 Controcampus e www.controcampus.it ospitano delle rubriche fisse. Le principali sono:Università, la rubrica dedicata alle notizie istituzionali Uni Nord, Uni Centro e Uni Sud, rubriche dedicate alla cronaca universitariaCominciano inoltre a prender piede informazioni di taglio più leggero come il gossip che anche nel contesto universitario interessa. La redazione di Controcampus intuisce che il gossip può permettergli di aumentare il numero di lettori e fedeli e nasce cosi da controcampus anche una iniziativa che sarà poi riproposta ogni anno, Elogio alla Bellezza, un concorso di bellezza che vede protagonisti studenti, docenti e personale amministrativo.Dal 2006 al 2009 la rivista si consolida ma la difficoltà di mantenete una tiratura nazionale si fa sentire anche per forza della crisi economia che investe il settore della carta stampata. Dal 2009 ad oggiNel maggio del 2009 Mario Di Stasi, nel tentativo di voler superare qualsiasi rischio di chiusura del periodico e colto dall’interesse sempre maggiore dell’informazione sul web (web 2.0 ecc), decide di portare l’intero periodico sul web, abbandonando la produzione in stampa. Nasce un nuovo portale: www.controcampus.it su piattaforma francese Spip. Questo se da un lato presenta la forza di poter interessare e raggiungere un vastissimo pubblico (le indicizzazioni lo dimostrano), dall’altro lato presenta subito delle debolezze dovute alla cattiva programmazione dello stesso portale.Nel 2012 www.controcampus.it si rinnova totalmente, Mario Di Stasi porta con se un nuovo staff: Pasqualina Scalea (Caporedattore), Dora Della Sala (Vice Caporedattore), Antonietta Amato (segreteria di Redazione) Antonio Palmieri (Responsabile dell’area Web) Lucia Picardo (Area Marketing), Rosario Santitoro ( Area Commerciale). Ci sono nuovi responsabili di area, ciascuno dei quali è a capo di una redazione nelle diverse sedi dei principali Atenei Italiani: sono nuovi giovani vogliosi di essere protagonisti in un’avventura editoriale. Aumentano e si perfezionano le competenze e le professionalità di ognuno. Questo porta Controcampus ad essere una delle voci più autorevoli nel mondo accademico.Nel 2013 www.controcampus.it si aplia, il portale d'informazione universitario, diventa un network. Una nuova edizione, non più un periodico ma un quotidiano anzi un notiziario in tempo reale. Nasce il Magazine Controcampus, nascono nuovi contenuti: scuola, università, ricerca, formazione e lavoro. Nascono ulteriori piattaforme collegate alla webzine, non solo informazione ma servizi come bacheche, appunti, ricerca lavoro e anche nuovi servizi sociali.Certo le difficoltà sono state sempre in agguato ma hanno generato all’interno della redazione la consapevolezza che esse non sono altro che delle opportunità da cogliere al volo per radicare il progetto Controcampus nel mondo dell’istruzione globale, non più solo università.Controcampus diventa sempre più grande restando come sempre gratuito. Un nuovo portale, un nuovo spazio per chiunque e a prescindere dalla propria apparenza e provenienza.Sempre più verso una gestione imprenditoriale e professionale del progetto editoriale, alla ricerca di un business libero ed indipendente che possa diventare un’opportunità di lavoro per quei giovani che oggi contribuiscono e partecipano all’attività del primo portale di informazione universitaria.Sempre più verso il soddisfacimento dei bisogni dei lettori che contribuiscono con i loro feedback a rendere Controcampus un progetto sempre più attento alle esigenze di chi ogni giorno e per vari motivi vive il mondo universitario. Leggi tutto