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4 dicembre 2011

Bocciato il nuovo Statuto dell’Alma Mater

Dopo la votazione per l’approvazione del nuovo statuto, da parte del Senato Accademico Alma Mater Unibo, di fine ottobre, sembrava proprio che la riforma, voluta dal Rettore Dionigi, avesse la strada spianata.

È per questo che la notizia di oggi, circa lo stop imposto dal Ministero allo statuto, ha fatto discutere molto, anche se Dionigi nicchia, definendo le modifiche imposte “non sostanziali” e che “saranno discusse durante gli incontri degli organi accademici martedì e mercoledì prossimi”.

Con una lettera inviata lo scorso 25 novembre, il direttore generale del Miur, Daniele Livon, ha richiesto, al Rettore dell’Alma Mater, di modificare i punti riguardanti la durata del Cda Accademico (Dionigi vorrebbe portarla a 3 anni, il Ministero ne chiede 4) e la proroga, che lo statuto concede, di direttore generale al direttore amministrativo.
Tutte modifiche che, giustifica Livon, servono per rispettare quanto previsto dalla riforma Gelmini. Quanto detto, però, contrasta con le intenzioni di Dionigi, che ha sempre difeso il nuovo Statuto da chi lo considerasse in linea, appunto, con quanto dichiarato nella tanto discussa riforma.

I cambiamenti richiesti, quindi, anche se considerati “non sostanziali”, pongono il Rettore di fronte ad una situazione di certo non facile, soprattutto tenendo conto che molte delle cose da modificare sono state il frutto di lunghi compromessi con le varie parti in causa. Tra queste, va menzionata la richiesta di eliminare la dicitura che non consente agli organi accademici di partecipare alle organizzazioni sindacali, poiché, continua Livon nella sua lettera, la riforma Gelmini fa semplicemente riferimento al “divieto di rivestire cariche politiche”. Sembrerebbe, quindi, che i rappresentati sindacali possano essere eletti o nominati nei nuovi organi accademici, esattamente come chiesto dall’Assemblea Intersindacale.

Altra modifica richiesta, che crea più di un grattacapo, è quella relativa alla proroga, prevista dallo statuto, di direttore generale al direttore amministrativo. Infatti, ricorda il Ministero, questa figura è del tutto nuova all’interno dell’Università e non si può pretendere di sopravanzare quanto scritto nella riforma Gelmini, circa l’elezione del direttore generale. È per questo, conclude Livon, che tale ruolo dovrà essere attribuito secondo la normativa vigente, senza nessuna possibilità di proroga ad altro organo accademico.

Insomma, se soltanto un mese fa Dionigi affermava con ottimismo “Siamo ancora un cantiere aperto, che prosegue i lavori in attesa della definitiva approvazione dello Statuto dal Miur e che conta di concluderli entro sei mesi con la costituzione delle scuole, l’elezione dei nuovi direttori e dei nuovi organi accademici per cominciare a regime l’anno accademico 2012-13”, a oggi sembra sempre più incerta la tabella di marcia che l’Alma Mater dovrà seguire per concludere il processo di cambiamento, iniziato più di un anno fa.

Francesco Pandolfi

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