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7 dicembre 2011

Rimane parte civile l’Università di Bologna nel caso Concorsopoli

Unibo rimane parte civile
Unibo rimane parte civile

Unibo rimane parte civile

Sembrava tutto finito a luglio: intanto Unibo rimane parte civile imputati assolti o prescritti (tranne quattro, comunque accusati di fatti marginali), il processo per Concorsopoli chiuso ancor prima di iniziare.

Ieri, però, è arrivata una brutta sorpresa per i pochi imputati rimasti: l’avvocatura dello Stato ha infatti deciso di confermare, per conto dell’Università di Bologna, la richiesta di risarcimento di otto milioni di euro per i danni di immagine subiti dall’ateneo a causa di questa brutta storia.

Breve riassunto per chi non avesse seguito la vicenda: quella che la stampa ha ribattezzato Concorsopoli è un’indagine, svolta dalla Procura di Bologna, su una serie di concorsi sospetti tenutisi nelle Facoltà di Medicina di Brescia, Verona e dello stesso capoluogo emiliano.

Ai primi di luglio, però, il Tribunale di Bologna, in una sentenza predibattimentale, aveva di fatto raso al suolo l’intero processo, dichiarando il non doversi procedere nei confronti di quasi tutti gli imputati, alcuni prosciolti perché il fatto non sussiste, altri salvati dalla prescrizione (alla quale, a quanto risulta, nessuno ha deciso di rinunciare).

Pochissime le accuse rimaste in piedi, riguardanti un solo concorso dell’Università di Bologna.

All’indomani della sentenza, Ivano Dionigi, Rettore dell’Università di Bologna, aveva dichiarato con grande soddisfazione in un comunicato stampa che il Tribunale aveva “…seppure tardivamente, … restituito l’onore e la dignità non solo ai colleghi interessati ma a tutta l’Alma Mater”, e aveva espresso agli imputati appena assolti tutta la sua stima e comprensione, definendoli “…studiosi illustri che hanno pagato un prezzo davvero molto caro…”. Dichiarazioni, quelle del Rettore, che parevano aver chiuso definitivamente la vicenda, con l’Università schierata al fianco dei suoi professori e felice per il loro proscioglimento.

Andrea Mari

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