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7 dicembre 2011

Concorsopoli, l’Unibo rimane parte civile

Sembrava tutto finito a luglio: imputati assolti o prescritti (tranne quattro, comunque accusati di fatti marginali), il processo per Concorsopoli chiuso ancor prima di iniziare e il Rettore Dionigi che tirava un sospiro di sollievo per la felice conclusione di una vicenda potenzialmente devastante. Ieri, però, è arrivata una brutta sorpresa per i pochi imputati rimasti: l’avvocatura dello Stato ha infatti deciso di confermare, per conto dell’Università di Bologna, la richiesta di risarcimento di otto milioni di euro per i danni di immagine subiti dall’ateneo a causa di questa brutta storia.

Breve riassunto per chi non avesse seguito la vicenda: quella che la stampa ha ribattezzato Concorsopoli è un’indagine, svolta dalla Procura di Bologna, su una serie di concorsi sospetti tenutisi nelle Facoltà di Medicina di Brescia, Verona e dello stesso capoluogo emiliano. Tra gli indagati spiccavano i nomi di tre gastroenterologi di fama internazionale, Roberto Corinaldesi, Vincenzo Stanghellini e Berardino Vaira, e dell’ex preside della Facoltà di Medicina di Bologna, Maria Paola Landini: le accuse erano, principalmente, quelle di appropriazione indebita e di abuso d’ufficio. Gli indagati erano accusati, sostanzialmente, di aver pilotato numerosi concorsi universitari, favorendo candidati meno meritevoli a scapito di altri più qualificati.

Ai primi di luglio, però, il Tribunale di Bologna, in una sentenza predibattimentale, aveva di fatto raso al suolo l’intero processo, dichiarando il non doversi procedere nei confronti di quasi tutti gli imputati, alcuni prosciolti perché il fatto non sussiste, altri salvati dalla prescrizione (alla quale, a quanto risulta, nessuno ha deciso di rinunciare). Pochissime le accuse rimaste in piedi, riguardanti un solo concorso dell’Università di Bologna, nel quale peraltro non era in palio una cattedra (tra gli imputati per abuso d’ufficio c’è Berardino Vaira, che in quel concorso era presidente di commissione).

All’indomani della sentenza, Ivano Dionigi, Rettore dell’Università di Bologna, aveva dichiarato con grande soddisfazione in un comunicato stampa che il Tribunale aveva “…seppure tardivamente, … restituito l’onore e la dignità non solo ai colleghi interessati ma a tutta l’Alma Mater”, e aveva espresso agli imputati appena assolti tutta la sua stima e comprensione, definendoli “…studiosi illustri che hanno pagato un prezzo davvero molto caro…”. Dichiarazioni, quelle del Rettore, che parevano aver chiuso definitivamente la vicenda, con l’Università schierata al fianco dei suoi professori e felice per il loro proscioglimento.

Ieri, invece, è arrivata la doccia fredda, con quella richiesta di otto milioni di euro di risarcimento, che alla luce delle parole pronunciate da Dionigi quest’estate suona effettivamente molto strana. Talmente strana che nell’udienza di ieri l’avvocato Guido Magnisi, difensore del professor Corinaldesi, ha prodotto in aula le dichiarazioni estive del Rettore, chiedendo come possano essere conciliabili con la richiesta di risarcimento danni. Ai giudici, ora, il compito di dare una risposta.

Andrea Mari

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