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12 dicembre 2011

“Così è”, la perfezione fotografica di Robert Mapplethorpe

Il 2 Dicembre lo Spazio Forma di Milano ha inaugurato una delle mostre più ricercate e ambite dell’anno: Robert Mapplethorpe. Esposti fino al 9 Aprile, 178 scatti, provenienti dalla Mapplethorpe Foundation, narreranno il cammino di uno dei fotografi più controversi e poco accettato del XX secolo.

Proveniente da una famiglia molto religiosa, come spesso accade, Robert intraprende un cammino inverso rispetto al suo background. Affascinato dall’arte e dalla perfezione, immortala ogni attimo del suo cammino, descrivendo un’evoluzione in bellezza e in contenuti.

Figlio della rivoluzione del ’68, esprime con le sue istantanee la voglia di cambiare e il desiderio di spezzare i limiti culturali che attanagliano il periodo. Attratto fin da bambino dai ragazzi, le sue foto raccontano la spontaneità delle emozioni per la sua compagna- amante- amica e musa Patti Smith, ma narrano anche la passione per i corpi maschili, che ritratti in posizioni insolite, oltrepassano la decenza e inveiscono verso una mentalità ristretta e cieca.

Nella sua breve ma intensa carriera, Mapplethorpe dà vita a capolavori, in cui ogni oggetto e immagine pare voglia comunicare la Bellezza classica, intesa secondo il pensiero greco.

Le sue figure descrivono la minuzia e precisione di un occhio scrupoloso, che non può lasciare nulla al caso. Spazi calcolati, definiti, imprigionati da uno scatto, ma perfetti nel loro essere.

“Spesso l’arte contemporanea mi mette in crisi perché la trovo imperfetta. Per essere perfetta non è che debba essere giusta dal punto di vista anatomico. Un ritratto di Picasso è perfetto. Non c’è niente di contestabile. Nelle mie fotografie migliori non c’è niente di contestabile – così è. È quello che cerco di ottenere”.

“Cosi è”, affermazione inconfutabile in cui l’osservatore si lascia rapire da immagini scultoree, a volte troppo crude e scioccanti, ma equilibrate e bilanciate nel loro essere.

Per placare le critiche pungenti per i suoi soggetti omoerotici, Mapplethorpe inaugura la sezione di Still Life, che rappresenta il sordo risuono amplificato dei suoi soggetti preferiti: i corpi nudi maschili.

I ritratti dei fiori, bilanciati in uno spazio asettico e trasparente, rappresentano la risposta ironica e beffarda ad una società poco pronta per il futuro. I volteggi degli steli, lo sbocciare dei fiori e le inquadrature degli stessi sembrano trasfigurarsi in nudi umani, la cui voluttà prodotta nell’osservali, si tramuta nel piacere fisico da lui intrappolato.

178 sono gli scatti esposti, i migliori, i più controversi, i più criticati, per vivere il fervore, la rivoluzione e la novità dell’epoca.

Caterina Mirijello

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