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12 dicembre 2011

Furti con scasso all’UniTo: identificati i responsabili

Fine della corsa per la mini-gang che in una serie di raid notturni aveva portato via dalla sede distaccata di Leinì (Università di Torino) alcuni computer e una quantità enorme di materiale sportivo (decine di palloni da basket nonché attrezzature e abbigliamento sportivo).

Finisce così in manette l’avventura di quattro studenti, tutti incensurati (tre sono minorenni), sorpresi in flagranza di reato dai carabinieri di Venaria Reale.

Subito identificata ed arrestata la mente della baby gang: uno studente ventisettenne (non iscritto presso l’Università di Torino), di professione allenatore di basket: “dettaglio” che spiegherebbe l’obiettivo dei numerosi blitz notturni messi a segno presso la struttura di Leinì.

Denunciati, invece, gli altri 3: tutti minori di anni 16.

Nessun dubbio per gli inquirenti: sono loro gli autori di questa lunga striscia di furti, tutti puntualmente ripresi dalle telecamere di sicurezza dell’università.

Unica nota lieta: la refurtiva è stata interamente recuperata a casa dei fermati.

Un fenomeno, le baby gang, in netta e preoccupante ascesa.

È di pochi giorni fa la notizia di un’altra banda di ragazzini, quattro adolescenti tra i 15 e i 16 anni, finiti nei guai perché accusati di una serie di furti in appartamento in zona Moncalieri.

Identica dinamica in tutti gli episodi registrati: i piccoli malviventi (tutti nomadi residenti nel campo di strada dell’Aeroporto) mettevano a soqquadro gli appartamenti, portando via ogni genere di cosa (macchine fotografiche, quadri, cornicette, ecc), compresi giochi per bambini e altri oggetti di poco valore.

Fermato dagli inquirenti, uno dei quattro, il più intraprendente (presumibilmente il “capo”), ha candidamente ammesso: “Più che rubare ci piace mettere disordine a casa della gente e portare via i loro ricordi”.

Così piccoli e già così cinicamente smaliziati, si direbbe.

Certo, abituati come siamo alle scempiaggini del nostro tempo, forse dovremmo misurare meglio il nostro sdegno, ma questa francamente ci mancava.

Così, ancora una volta, tutto quello che rimane è l’amarezza per l’ennesimo, spiacevole episodio di criminalità giovanile, che, micro o macro che sia, non giova certo al morale di una generazione, la nostra, ancora impantanata nella sua ormai cronica crisi di identità.

Matteo Napoli

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