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27 dicembre 2011

I cervelli in fuga sono Meridionali

Con la fine dell’anno, arrivano i primi bilanci di questo 2011 appena trascorso, e a proposito di università l’Istat stila un primo bilancio in merito ai tanti dottori di ricerca italiani, i quali, a quanto pare, sono sempre più disposti a spostarsi e a cercare fortuna, soprattutto, al di fuori dei confini nazionali.

L’Istituto di Statistica Italiano ha preso in considerazione i 15.568 dottori di ricerca: 8.443 del 2004 e 10.125 del 2006 che avevano conseguito il titolo tra il 2004 e il 2006 per scoprirne la loro situazione occupazionale a tre o cinque anni di distanza.

Ebbene, dalla ricerca emerge che esiste un grande flusso migratorio dal Sud verso il Nord Italia anche prima di conseguire il titolo. Solo il 70% rimane nella propria regioni d’origine, ma stiamo parlando di regioni come: Piemonte, Lombardia, Emilia-Romagna, Toscana, Lazio e Sardegna mentre regioni come Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna, Lombardia, Veneto, Toscana, Lazio e Piemonte rappresentano i centri di ricerca dalla maggiore capacità attrattiva, difatti la maggior parte dei dottori che operano nelle università di queste regioni provengono da altre regioni e in modo particolare dal Sud.

A volte, però, spostarsi da una regione all’altra non è sufficiente, così per cercare di far carriera i dottori si vedono costretti ad espatriare.
A varcare i confini nazionali, sempre secondo l’indagine, sono soprattutto i dottori maschi, i quali provengono dalle regioni Settentrionali e secondo l’Istat, questi durante gli studi universitari hanno già trascorso un periodo di studi all’estero. Inoltre, a questo proposito bisogna aggiungere che i cervelli che fuggono sono perlopiù figli di laureati (almeno uno dei due genitori), hanno conseguito il titolo ad un’età inferiore a 32 anni e hanno frequentato facoltà scientifiche.

Cercando di tirare le somme tale statistica sottolinea il fatto che oltre il 56% del collettivi presente al Centro-Nord è di origine Meridionale, i quali hanno deciso di spostarsi già in passato, al momento di intraprendere la carriera universitaria. Questo evidenzia il continuo ed incessante divario che persiste anche e soprattutto in ambito universitario fra Nord e Sud Italia. Deficit che, di riflesso, si estende anche al mondo occupazionale, le cui regioni sono sempre più povere di giovani costretti a lasciare le loro terre di origine per cercare di far carriera altrove.

Teresa Sacco

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