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28 dicembre 2011

Il Cenacolo vinciano, tra storia e magia

Il centro di Milano, fra le sue strade di pietra rosata, forse a ricordare il marmo di Candoglia di cui è costituito il Duomo, propone a più riprese incontri con esempi di architettura romanica lombarda (come la Basilica di Sant’Ambrogio), e da Corso Magenta si raggiunge facilmente Santa Maria delle Grazie, definita patrimonio dell’umanità dall’Unesco.

Non solo per la bellezza architettonica del suo abside e del tiburio, attribuito a Bramante, ma anche perché al suo interno vi è il famoso Refettorio del convento in cui, per volere di Ludovico il Moro, che aveva scelto Santa Maria delle Grazie come luogo di celebrazione della casata Sforza, tra il 1494 e il 1497, nella parete opposta a quella in cui era stata dipinta la “Crocifissione” di Montorfano, Leonardo da Vinci realizzò “L’Ultima cena“.

Le riserve dell’artista nell’utilizzare la tecnica dell’affresco, che imponeva una veloce stesura del colore sull’intonaco ancora umido, lo indussero a sperimentare un metodo diverso che gli consentì di lavorare sull’intonaco asciutto, per poter curare ogni particolare dell’opera; intuizione errata, poiché tecnica incompatibile con l’umidità dell’ambiente, che portò la pittura a deteriorarsi molto presto.

Alla cattiva manutenzione dell’opera hanno contribuito un intervento di muratura da parte dei frati domenicani che aprirono una porta nella parete del Refettorio proprio all’altezza dei piedi di Gesù, che non sono quindi più visibili nell’affresco; i bombardamenti della seconda guerra mondiale, che, nella notte del 15 agosto 1943, colpirono la chiesa e il convento, radendo al suolo il Refettorio. Si salvarono pochi muri, fra cui quello del Cenacolo, che era stato rinforzato e protetto con sacchi di sabbia.

Nel corso dei secoli si sono susseguiti molti tentativi di restauro con l’obiettivo di salvare l’opera di Leonardo; ne è conseguito uno dei più lunghi restauri della storia, dal 1978 al 1999, in cui sono state impiegate le tecniche più all’avanguardia e che, grazie alla rimozione di molte ridipinture, ha riportato alla luce ciò che restava delle stesure originali.

Il Cenacolo, capolavoro del Rinascimento italiano, è stato più volte imitato: numerose le copie, una proprio nella vicina Sant’Ambrogio.

Ultimamente l’industria culturale ha fatto dell’Ultima cena un’appendice dei mass media: la polemica suscitata da Dan Brown, fortemente contestata dalla Chiesa, che vede in Giovanni, raffigurato dai lineamenti molto femminili perché giovane, Maria Maddalena, la quale sempre secondo lo scrittore sarebbe stata l’amante di Gesù, ha contribuito alla diffusione del mistero, divenuto mediatico, che già da secoli attorniava il Cenacolo; la sua sopravvivenza ad ogni evento distruttivo che ha subito in tutta la sua storia, e la magia e il senso del sublime che dà posare i propri piedi sulle orme di Leonardo.

Visita su prenotazione

02 92 800 360

Il servizio è attivo dal Lunedì al Sabato dalle ore 8.00 alle ore 18.30

Chiesa di Santa Maria delle Grazie

Piazza Santa Maria delle Grazie, 2, Milano

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Chiara Bonome

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