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13 dicembre 2011

Il surf: dalle spiagge della California alle aule della San Diego State University

I progetti e gli obiettivi del “Center for Surf Research”, il primo centro di ricerca al mondo sul surf, istituito alla San Diego State University da un professore che è riuscito così ad unire la sua passione per questo sport alla sua professione. California: sole, spiagge e…surf! Nato per affermarsi come controcultura da spiaggia, il surf è oggi diffuso in oltre 110 Paesi e frutta all’industria statunitense un business del valore di 7 miliardi di dollari l’anno. Così Jess Ponting , docente di Scienze del Turismo Sostenibile alla St. Diego State University, ha deciso di unire la passione per il surf alla sua professione, creando presso l’università in cui lavora il primo al mondo “Center for Surf Research”.

La quasi assenza di ricerche e studi circa l’industria del surf ha spinto Ponting a creare questo centro di ricerca, per indagare l’impatto che il surf ha nell’ambiente e nell’economia dei diversi Paesi in cui è diffuso e valutarne gli effetti positivi e negativi. L’obiettivo è quello di costruire un database e diffondere la conoscenza del surf come pratica sportiva che promuove il turismo sostenibile, un aspetto ad oggi sottovalutato e poco studiato.

Per fare ciò, il centro di ricerca della SDSU ha programmato vertici per riunire i surfisti, le organizzazioni ambientaliste, le imprese del turismo e la piccola ma crescente ondata di studiosi di surf economy. Verranno anche organizzati viaggi per portare gli studenti nei Paesi dove il turismo guidato da surfisti sta facendo la differenza nell’ alleviare la povertà e nel tutelare l’ambiente. La speranza di Ponting è che le nuove conoscenze diffuse dal Center serviranno a dare maggiore credibilità alle potenzialità di questo sport e a fornire strumenti ai surfisti che li possano aiutare nelle battaglie per la protezione delle aree riservate al surf.

Inoltre, coi suoi studi, Ponting vuole aiutare i governi dei paesi in via di sviluppo a gestire le immense folle di surfisti. Avendo viaggiato molto per inseguire la sua passione, lo studioso ha potuto constatare quale impatto ha avuto il turismo dei surfisti nei diversi Stati in cui vanno alla ricerca dell’onda perfetta. La Papua Nuova Guinea, ad esempio, può essere presa da modello per la gestione del flusso di surfisti, i quali vengono tassati per contribuire al pagamento del trattamento delle acque, il mantenimento di scuole ed incrementano l’occupazione dei locali, che lavorano come guide.

In altri Paesi, la situazione è diversa ed i turisti, come in alcuni villaggi musulmani dell’Indonesia, hanno contaminato quei paradisi naturali importando droga e prostituzione. Per questo il Center si sta impegnando nella creazione di un programma che certifichi quali siano gli hotel per surfisti che non inquinano le acque e che investono i soldi nelle comunità locali in cui si trovano.

Nonostante la recente istituzione, ci sono già tutte le premesse per sostenere che il “Center for Surf Research” sta cavalcando la sua onda perfetta.

Giulio Oliani

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