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7 dicembre 2011

Le influenze nocive della nostra lingua

Solo qualche giorno fa Tullio de Mauro constatava che il 71% della popolazione italiana è al di sotto del livello minimo di comprensione di un testo di media difficoltà.
Secondo l’ex ministro dell’Istruzione il moderno alfabetismo sarebbe alimentato anche e soprattutto dalla crescente dipendenza della tecnologia e della televisione in primis. Allo stesso tempo il professore non giustifica certo il nuovo governo, al quale, a quanto pare, non interessa minimamente il problema linguistico.

In realtà, sono in molti a non ritenere questo del linguaggio un problema, tantomeno i vecchi governi, i quali hanno operato una vera rivoluzione linguistica, a tal punto che Monti e la sua squadra dovranno dare vita ad una vera e propria decontaminazione della lingua di Dante.

Dopo le dichiarazioni di De Mauro e sulla scia dei mali che la televisione ha generato, si colloca il linguista Raffaele Simone, ordinario presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre, il quale in un articolo apparso su la Repubblica afferma che in quest’intervallo post-berlusconiano ciò di cui avrebbe bisogno l’Italia è una pulizia profonda, una vera e propria bonifica del linguaggio pubblico, ossia di quel linguaggio che le persone pubbliche utilizzano per interloquire non solo tra loro, ma anche e soprattutto con i cittadini.

Per diciassette anni il linguaggio è stato contaminato a tal punto da caratterizzarlo, da identificarlo con un partito, con un personaggio, tant’è che al telespettatore bastava ascoltarne qualche frase, quanche slogan per decidere di fare zapping se non addirittura spegner eil televisore.
questo perchè a livello lessicale, sintattico e pragmatico, il berlusconismo ha operato una vera e propria distorsione del linguaggio.
Appoggiato dai media, con molta facilità il linguaggio di Berlisconi ha trovato facile diffusione entrando nelle case degli italiani. come non ricordare le sue famose metafore calcistiche: scendere in campo, o i suoi manierismi mi consenta.

Questo, però, era solo l’inizio. In seguito, le conversazioni politiche, onnipresenti nei talk-show televisivi divennero delle vere arene verbali, in cui alla fine si perdeva l’importanza del concetto, il filo del discorso con l’unico obiettivo di imporsi sull’interlocutore. Dare sulla voce, zittire l’avversario alzando il volume in modo sfacciato, intimare quest’ultimo con l’indice puntato ripetendo un ossessivo e snervante si vergogni, si vergogni solo perché contrario alle sue idee.

Per circa vent’anni, con questo metodo pianificato con calma, dietro le quinte, magari con l’aiuto di qualche esperto e sicuramente grazie all’appoggio dei talkshow e dei suoi giornalisti-conduttori, i quali pur di far crescere l’auditel sono stati disposti a tutto, la tecnica di interrompere i discorsi altrui ha avuto la meglio.

Al nuovo governo, guidato dal professor Monti, toccherà l’arduo compito di bonificare la nostra lingua facendo si che il ventennio di Berlusconi sia solo un brutto ricordo.
Per riuscire in quest’impresa dovrebbe, previa documentazione, parlare poco e bene, ristabilendo così un po’ di serietà nell’ambiente che è stato fucina e divulgatore del problema, quello dei mas-media.

Teresa Sacco

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