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7 dicembre 2011

L’Europa ha sete di laureati

In Europa esistono circa 4.000 università, alcune delle quali sono considerate le più prestigiose al mondo.
Nonostante ciò, solo il 26 % dei lavoratori del vecchio continente possiede una laurea. Una percentuale di gran lunga inferiore rispetto alle università degli Stati Uniti, del Giappone e del Canada.

Si prevede, però, cha la situazione possa migliorare nel prossimo decennio: infatti si stima che, entro il 2020, il 36% dei posti di lavoro in Europa esigeranno un titolo di laurea.

Ed è proprio in vista di questo pronostico che la Commissione Europea ha proposto di incrementare i fondi per l’istruzione di un + 73 % e quelli per la ricerca di un +46%, con lo scopo di portare il numero dei laureati europei al 40% della popolazione attiva, riducendo, di conseguenza, il numero di ragazzi che abbandonano gli studi dopo la scuola secondaria superiore ed estendendo il diritto allo studio a più ampie fasce di popolazione.

Per agevolare tale operazione, si mira anche ad incentivare le possibilità di mobilitazione internazionale degli studenti, raddoppiando quasi i fondi attualmente ad essa destinati.

La Commissione Europea, pur lasciando la libera gestione del settore dell’istruzione alle singole nazioni, intende tuttavia sostenere i governi tramite programmi di modernizzazione.
Questi partono da una classificazione dettagliata delle università europee che consentirà agli studenti di poter scegliere la sede universitaria che presenta un corso di studi che soddisfi pianamente le esigenze e le attitudini dei futuri laureati.

Lo scopo è quello di fornire a tutti gli studenti europei pari opportunità e di creare una comunità di laureati che possa esser considerata continentale e non solo nazionale.

Proprio in virtù di una più stretta collaborazione tra le università della Comunità Europea, si pensa di creare un sistema di prestiti garantiti, delineato con lo European Investment Bank Group, tramite cui finanziare gli studenti che seguono un Master in qualsiasi Paese dell’ Unione.

Ma, proprio su quest’ultimo punto, sorgono le prime perplessità: Allan Pall, presidente della Esu (Unione degli Studenti Europei) ritiene poco efficace tale programma di sovvenzionamento, temendo che a farne le spese saranno soprattutto gli studenti meno abbienti.
Infatti, nonostante i buoni propositi della Commissione Europea, sia ha paura che i fondi che si pensa di stanziare per la mobilità restino, tuttavia, insufficienti .

Giuseppina Iervolino

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