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27 dicembre 2011

L’Università di Torino contro Monti

L’Università di Torino contro il bocconiano Mario Monti; i docenti piemontesi da un lato, il governo dei professori dall’altro.

A dare il via alla disputa, che rischia di innalzare nuove nubi sul già di per sè alquanto tribolato San Silvestro del nuovo esecutivo, una lettera compilata e diffusa da una ventina di docenti, provenienti principalmente da atenei del Piemonte, in aperta e decisa contestazione a determinati risvolti della finanziaria recentemente approvata in Senato.

L’iniziativa ha preso corpo sotto silenzio a partire dalla vigilia di Natale e rappresenta una vera e propria crociata a favore di una tassazione patrimoniale, provvedimento colpevolmente trascurato, a detta dei mittenti, nel contesto della manovra “lacrime e sangue” presentata dal governo Monti.

I professori piemontesi, i quali si dichiarano preoccupati in primis “come economisti“, inaugurano la loro educata arringa con un preciso interrogativo: “Perché nella manovra economica da poco approvata non è presente una seria tassazione di tipo patrimoniale della ricchezza mobiliare? Si tratta di un’assenza conturbante, in quanto questo provvedimento avrebbe alcuni ovvi vantaggi.

La prima motivazione addotta dai docenti in riferimento alla necessità di una patrimoniale concerne l’aumento del gettito che quest’ultima comporterebbe: “secondo i dati ufficiali dell’Associazione Italiana Private Banking, “Il valore della ricchezza investita nel private banking in Italia nel 2010 ha superato i livelli pre-crisi, al livello più alto da sempre, con 896 miliardi”.

Viene inoltre rimarcato “il guadagno di consenso che il governo ne ricaverebbe, per effetto della maggiore equità del prelievo complessivo della manovra; ed è noto come il consenso sia un capitale prezioso nei momenti di difficoltà.

Ci si interroga poi sulle ragioni più o meno legittime che avrebbero spinto il governo al varo di una manovra orfana del provvedimento caldeggiato nella lettera: “È diffusa fra l’opinione pubblica la convinzione che tale assenza dipenda solo da ragioni di iniquità, e cioè dalla volontà di proteggere i redditi alti scaricando il peso del riequilibrio dei conti su quelli più bassi. Vogliamo sperare che non sia così; ma per fugare ogni dubbio è essenziale che il governo fornisca una spiegazione chiara e convincente. E anche sincera.

Tra gli aspetti giudicati più controversi nella finanziaria montiana, finiscono nel mirino soprattutto gli interventi, ritenuti fin troppo iniqui, in merito alla cosiddetta ricchezza “liquida”: depositi ed investimenti finanziari sarebbero difatti finiti ai margini della manovra senza apparente motivazione.

Largamente insufficienti risulterebbero anche le tassazioni sui beni mobiliari (capitali scudati, beni di lusso), ed in questo caso la ricetta appare chiara ed esplicita: “Come dimostrano i dati sul private banking, la ricchezza mobiliare dei cittadini italiani più ricchi è enorme, e non è certamente una tassazione con una piccola aliquota che li indurrebbe a trasferirne surrettiziamente la proprietà a prestanome stranieri.

Al rischio che una patrimoniale di tal fatta possa colpire anche i risparmi della classe media – sostengono i professori – si può facilmente porre rimedio stabilendo un’equa quota esente, che renderebbe oltretutto l’imposta progressiva. Possibili problemi di liquidità per il pagamento dell’imposta sarebbero facilmente evitabili concedendo adeguate (ma non eccessive) rateizzazioni.

La chiusura suona come una sostanziale richiesta di spiegazioni: “In sostanza, ci sembra che ci siano molti argomenti a favore di una tassazione con un’aliquota non predatoria dei grandi patrimoni mobiliari, che non ci siano validi argomenti contrari sul piano dell’efficienza economica e che non vi siano rilevanti ostacoli di natura tecnica tali da impedirne l’adozione. Un chiarimento sulle ragioni della sua assenza dalla manovra sarebbe quindi opportuno.

La lettera è firmata in calce da Giovanni Balcet (Università di Torino), Piervincenzo Bondonio (Torino), Giorgio Brosio (Torino), Roberto Burlando (Torino), Paolo Chirico (Torino), Ugo Colombino (Torino), Alessandro Corsi (Torino), Bruno Dallago (Università di Trento), Silvana Dalmazzone (Torino), Aldo Enrietti (Torino), Mario Ferrero (Università del Piemonte Orientale), Magda Fontana (Torino), Ugo Mattei (Torino), Letizia Mencarini (Torino), Guido Ortona (Piemonte Orientale), Matteo Richiardi (Torino), Lino Sau (Torino), Francesco Scacciati (Torino), Roberto Schiattarella (Università di Camerino) e Vittorio Valli (Torino).

Francesco Ienco

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