• Google+
  • Commenta
24 dicembre 2011

Nuove teorie sul campo magnetico di Mercurio

Grazie ad una simulazione eseguita con i più sofisticati programmi informatici, i ricercatori della Technische Universität Braunschweig, la più antica Università di tecnologia della Germania, in collaborazione con il Max Planck Institute for Solar System Research , sono finalmente in grado di aggiungere un tassello importante al quadro scientifico del pianeta Mercurio.

All’interno del Sistema Solare, Mercurio è, con la Terra, l’altro pianeta roccioso ad avere un campo magnetico: esso si genera grazie all’effetto dinamo dovuto alla circolazione dei materiali fluidi presenti, ad altissime temperature, nel mantello, nel caso di Mercurio formato soprattutto da ferro e nichel.
Tuttavia, come hanno dimostrato le missioni statunitensi Mariner 10 (che ha raggiunto il pianeta nel 1974) e Messenger (che ha eseguito un fly-by due volte, nell’ottobre 2008 e nel settembre 2009, e che dal marzo di quest’anno ha fatto il suo ingresso nell’orbita ermeocentrica), il campo magnetico di Mercurio è ben 150 volte inferiore a quello terrestre.

Proprio su questo dato si sono interrogati i ricercatori guidati da Karl-Heinz Glassmeier della TU di Braunschweig, arrivando proprio grazie alle simulazioni ad una conclusione di grande importanza, poiché «dimostra quanto il nostro Sistema dipenda dal Sole», come sottolinea Daniel Heyner, autore dell’articolo apparso sulla rivista internazionale Science e studente di dottorato presso il Max Planck.
Trovandosi a soli 58 milioni di km dal Sole, Mercurio è, infatti, molto più esposto della Terra al vento solare, che è costituito da un flusso costante di particelle che dalla stella si estende nello spazio interplanetario. Con la sua forza crea correnti elettriche che contrastano i flussi interni di Mercurio e ne indeboliscono di conseguenza il campo magnetico.
«Il processo di dinamo interna è quindi praticamente stroncato sul nascere dall’interazione con il vento solare, molto più forte» spiega Glassmeier.

«Per ora, queste simulazioni al computer sono l’unico modo per poter studiare il nucleo di Mercurio e la struttura del suo campo magnetico» chiarisce Johannes Wicht del Max Planck, che come i suoi colleghi dell’istituto attende il 2014, quando la missione BepiColombo, organizzata dall’Agenzia Spaziale Europea e dall’Agenzia Spaziale Giapponese, lancerà in orbita due sonde destinate allo studio della superficie, della struttura e della magnetosfera di Mercurio.

Francesca Corno

Google+
© Riproduzione Riservata

Copyright © 2004-2015 - Reg.Trib. Salerno n°1115 dal 23/09/2004 | CF: 95084570654 - P.IVA 01271180778

Magazine di informazione su Scuola, Università, Ricerca, Formazione, Lavoro
Attualità, Tendenza, Arts and Entertainment, Appunti, Web TV e Web Radio con foto, immagini e video.
Tutto quello che cercavi e devi sapere sui giovani e sulla loro vita.

Redazioni | Scrivi al direttore | Contatti | Collabora | Vuoi fare pubblicità? | Normativa interna | Norme legali e privacy | Foto | Area riservata |

Per offrirti la migliore esperienza possible questo sito utilizza cookies.
Continuando la navigazione sul sito acconsenti al loro impiego in conformità della nostra Cookie Policy