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18 dicembre 2011

Occupy Unibo colpisce ancora: a Napolitano la laurea per la crisi

Risale a qualche settimana fa l’annuncio dell’Alma Mater di Bologna sulla volontà di conferire la Laurea honoris causa in Relazioni Internazionali al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, in occasione dell’inaugurazione del nuovo Anno Accademico a gennaio.
Gli universitari – indignados bolognesi, riuniti sotto il nome di Occupy Unibo, non hanno fatto attendere molto la loro dura opinione: «E’ un affronto: Napolitano è il principale responsabile della consegna del nostro Paese alle banche. Gli daremo sì una laurea, ma quella della crisi, del debito e della precarietà».

In particolare, non perdonano la partecipazione dell’Italia alla guerra di Libia, avvenuta senza una vera opposizione da parte del Presidente, e della sua firma apposta a tutte le leggi del governo Berlusconi, anche a quelle ritenute tra le peggiori, come la famigerata legge Gelmini, che sta mettendo in pericolo il delicato sistema universitario italiano, e soprattutto la possibilità dei ragazzi di potersi permettere un’istruzione specifica e specializzata.

Ma la contestazione di Occupy Unibo non si ferma qui: con un flash mob in Segreteria Studenti è stata proposta una campagna di autoriduzione delle tasse universitarie. Un finto rettore, il “Munifico Rettore Ivano Metropolitano”, ha informato i ragazzi in coda che «la legge prevede che le tasse pagate dagli studenti non superino il 20% del finanziamento annuale che le università ricevono dallo stato, ma l’università di Bologna ha sforato il limite e si è messa automaticamente fuori legge», ed è quindi legittimo procedere ad un’autoriduzione delle stesse.

Occupy Unibo, che ha il suo quartier generale (un piccolo magazzino ribattezzato Officina del Sapere) al numero 32 di via Zamboni, nel reparto di Italianistica, nasce sulla scia del movimento statunitense Occupy Wall Street: cominciato nel settembre di quest’anno, è un movimento di contestazione pacifica, con l’obiettivo di denunciare gli abusi che il capitalismo finanziario opera sui cittadini, soprattutto quelli economicamente e socialmente più deboli. E si è deciso di farlo nel modo più concreto possibile: direttamente nel cuore finanziario di New York, presso Zuccotti Park, migliaia di persone sono scese nelle strade per dimostrazioni e manifestazioni, arrivando a metà novembre ad organizzare un vero e proprio sit in con tanto di tende.

Francesca Corno

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