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20 dicembre 2011

Quando il cibo danneggia il cervello

Una scoperta del genere, a ridosso delle festività natalizie, periodo in cui si sa, qualsiasi dieta ed ogni buono proposito per iniziarne una nuova viene rimandato all’anno nuovo, può passare in secondo piano se non addirittura ignorata.
In un periodo di eccessi e di consumismo, di crisi e di salti mortali per arrivare alla quarta settimana forse, al contrario tale scoperta potrebbe essere molto positiva.

Si chiama Creb1 la molecola responsabile dell’elisir di lunga vita del nostro cervello e la scoperta è tutta italiana.
Da uno studio condotto dai ricercatori dell’Università Cattolica di Roma emerge che basta un terzo delle calorie consigliate per mantenere il cervello più giovane.

Tale molecola protegge i neuroni ed entra in azione proprio quando si mangia meno. Si badi però che mangiare meno non equivale ad una dieta ferrea, ma vuol dire mangiare almeno un 30% in meno, ossia un terzo in meno di ciò che di solito viene consigliato in base all’attività che si svolge.

Lo studio, guidato dall’équipe di Giovanbattista Pani, dell’Istituto di Patologia generale diretto da Achille Cittadini in collaborazione con il team di Fisiologia umana guidata da Claudio Grassi, è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica PNAS ( Proceedings of the National academy of sciences Usa).

La restrizione calorica, oltre a rendere più giovane il cervello, lo rende più attivo; intuizione, fino a questo momento, del tutto ignota.
Inoltre, la molecola scoperta dagli scienziati della Cattolica, la cui attività perde vigore con il passare degli anni, non solo mantiene giovane il cervello, ma regola importanti funzioni cerebrali quali l’apprendimento, la memoria e il controllo dell’ansia.

L’obiettivo degli studiosi è ora quello di trovare il modo di attivare Creb1 tramite nuovi farmaci senza ricorrere ad una dieta ristretta, difatti questi affermano che “il minor apporto calorico è stato solo un escamotage sperimentale per scoprire ed accendere un circuito protettivo del cervello che coinvolge Creb1 e altri geni responsabili della longevità, la sirtuine”.
Lo studio è stato sperimentato sui topi, ai quali è stata bloccata la Creb1 nelle aree cerebrali interessate alle funzioni cognitive e sui quali i benefici apportati dalla diminuzione di cibo non si è verificata presentando così gli stessi deficit degli animali supernutriti.

Teresa Sacco

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