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8 dicembre 2011

Un libro come simbolo dell’unità nazionale.

E’ stato presentato martedì 6 settembre a Rimini, al Museo della Città, il libro dal titolo: “Filologia e identità nazionale. Una tradizione per l’Italia unita” dell’autore Francesco Sberlati. Il testo è stato introdotto da Luisa Avellini, docente di Letteratura italiana e Fiorenza Tarozzi, docente di Storia contemporanea all’università di Bologna.

Il volume tenta di colmare la lacuna con cui la storia della letteratura ha affrontato il tema dell’unità nazionale. Per ricordarne i 150 anni e dopo diversi approfondimenti storici, culturali e politici che l’autore ha voluto studiare, il testo analizza il Risorgimento eliminando gli stereotipi che a lungo l’hanno condizionato.

Una parte del libro parla in specifico della figura della donna che, dopo l’unità del 1961 peggiorò notevolmente. Il ruolo femminile che viene esaltato nel volume è quello dell’insegnante, in cui ad una purezza dell’insegnamento linguistico deve corrisponderne uno comportamentale. In passato il compito delle donne era quello di educare i figli, ma se le donne rimanevano a casa senza avere la possibilità di studiare, che educazione trasmettevano ai loro bambini? L’autore Sberlati parla della donna come un elemento fondamentale all’interno della società, ma dopo l’unità d’Italia questo fondamento si è perso strada facendo.

Il nuovo stato italiano nacque come una repubblica mazziniana, ma con basi liberal-conservatrici e governato dalla destra storica. Da una ricerca di filologi e linguisti, riportata nel testo si dimostra che la donna è il più grande strumento per l’apprendimento della lingua e quindi la conclusione alla quale arriva Francesco Sberlati è che le donne devono avere la possibilità di studiare per poter rendere migliore l’educazioni delle generazioni future.

Alice Dalla Vecchia

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