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9 dicembre 2011

UniRomaTre: Spettacolo di Natale dedicato a Parent Project Onlus

La raccolta fondi, realizzata con il sostegno della Federazione Confsal Unsa, servirà a finanziare lo studio di nuove forme di accessibilità agli spazi dei soggetti diversamente abili.

Tre serate per lo Spettacolo di Natale degli Ufficiali Giudiziari di Roma che, con il sostegno della Federazione Confsal Unsa e il Patrocinio della Regione Lazio Assessorato Cultura Arte e Sport, Provincia di Roma e Comune di Roma Assessorato Politiche Culturali, metteranno in scena la commedia musicale “Operazione Maga d’Egitto per l’Ispettore Tubo” interpretato dalla Compagnia teatrale “La Favola di Ernesto – Parent Project Team” di cui fanno parte attori, ballerini e cantanti non professionisti.

In occasione dell’evento si svolgerà la consegna del “Premio Claudio Bimbo” – nel ricordo e nel nome di un grande amico prematuramente scomparso – che, da cinque anni, viene assegnato a coloro che si sono contraddistinti nell’impegno di trovare una cura e garantire la qualità della vita a migliaia di bambini e ragazzi affetti dalla grave malattia rara.

Lo Spettacolo è ambientato presso una stazione televisiva, ubicata nei pressi della famosa discarica romana di Malagrotta e, per questo, chiamata “Telemalagrotta”. Negli studi si aggirano strani personaggi in cerca di notorietà e di facili guadagni, in barba ai malcapitati ed ingenui telespettatori che vengono adescati da una finta Maga d’Egitto, dal proprietario della Rete televisiva e da altri improbabili quanto divertenti personaggi. Quando a Telemalagrotta sarà consumato un delitto, toccherà al famigerato e scombinato Ispettore Tubo risolvere il caso.

“L’’incasso di quest’anno – ha ricordato Gianni Buontempi, direttore artistico e regista della commedia – servirà a finanziare un importante progetto di Parent Project Onlus realizzato in accordo con la Facoltà di Architettura dell’Università di Ferrara che prevede lo studio di nuove forme di accessibilità agli spazi dei soggetti diversamente abili. Siamo certi che, anche questa volta, il nostro affezionato pubblico non ci farà mancare il suo contributo ed il suo calore.”

Parent Project Onlus, l’associazione di genitori fondata nel 1996, è impegnata nel finanziamento della ricerca scientifica e riveste un ruolo fondamentale nello studio di interventi mirati a sostenere le persone affette dalla distrofia di Duchenne e Becker e le loro famiglie. Dal 2002 ha aperto il Centro Ascolto Duchenne (CAD), un servizio gratuito che fornisce informazioni e del quale possono beneficiare tutti gli specialisti interessati all’approfondimento. Il CAD ha sede in Lombardia, Piemonte, Toscana, Marche, Lazio, Puglia, Sardegna, Calabria e Sicilia. Maggiori informazioni sui progetti di Parent Project Onlus è possibile richiederle al numero 06 66182811 o visitando il sito internet www.parentproject.it

Per sostenere le attività dell’associazione: c/c postale 94255007 BCC Ag. 19 IBAN IT 38 V 08327 03219 000000005775
Per ricevere informazioni e prenotare i biglietti telefonare al numero 06 66182811 o scrivere a g.buontempi@parentproject.it

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teatro
LA TRILOGIA DEGLI OCCHIALI
Emma Dante

dal 13 al 23 dicembre, ore 20.30

Testo e regia Emma Dante
Con Carmine Maringola, Claudia Benassi, Stéphanie Taillandier, Onofrio Zummo, Manuela Lo Sicco/ Elena Borgogni, Sabino Civilleri
Coproduzione Compagnia Sud Costa Occidentale, Teatro Stabile di Napoli, CRT Centro di Ricerca per il Teatro
con la collaborazione di Théâtre du Rond Point – Parigi

Emma Dante torna al Palladium per presentare la Trilogia degli Occhiali,
articolata in tre spettacoli autonomi, “Acquasanta”, “Il castello della Zisa” e “Ballarini”, ma strettamente legati tra di loro.

Scrive la regista palermitana a proposito di Acquasanta: «Un uomo si ancora sul palcoscenico, a prua di una nave immaginaria. Sta. Esperto nel manovrare gli ingranaggi che muovono la simulazione della nave, ‘o Spicchiato si salva dalla finta burrasca che mette in scena per rievocare i ricordi della sua vita di mozzo. È imbarcato dall’età di 15 anni e non crede alla terraferma, per lui è ‘n’illusione. Sopra la sua testa pende il tempo del ricordo: un giorno la nave salpa senza di lui, lasciandolo solo e povero sul molo di un paese straniero: la terraferma. Proprio lui che giorno e notte ha bisogno di parlare con il suo unico grande amore: il mare. Le voci della ciurma, del capitano, gli rimbombano nella testa e ‘o Spicchiato, cantastorie, tira i fili dei suoi pupi. Ma nell’attesa del ritorno della nave, il mozzo, a prua, diventa di legno come polena di un vecchio galeone».

«Nicola ha gli occhi aperti ma non vede. Vive in un istituto assistito da due donne –scrive Dante su Il castello della Zisa–, sta seduto in stato catatonico su una piccola sedia, da quando, bambino, fu strappato alla zia nel quartiere popolare della Zisa dove viveva davanti a un favoloso castello… in quel castello è rinchiusa la sua infanzia, la sua spensieratezza… dalla mattina alla sera davanti alla finestra se ne stava a contare i diavoli appollaiati sul tetto e a difendere il castello che di notte diventava d’argento “cu tutti ‘i stedduzzi (stelline) che ci facevano da coroncina”. Ma un giorno, Nicola, guardiano del castello con la maschera di drago e i guanti di artigli, viene spodestato. Allora s’incanta, per sempre. Siamo noi che gli vediamo alzare gli occhi al cielo, emettere un urlo, quell’urlo imprigionato nel suo corpo, siamo noi che lo sentiamo parlare, raccontare, accendersi di passione. Dura il tempo di un fiammifero questo nostro risveglio».

Ballarini è invece una storia d’amore: «Una vecchia donna china su un baule aperto –spiega la regista–, si alza con in mano una spina elettrica e una presa; non appena le collega sopra la sua testa si accende il firmamento. Da un altro baule appare un uomo vecchio che la guarda e le sorride amoroso. Ballano. Lui con la testa poggiata sulla spalla di lei. Lei aggrappata alla giacca di lui. Meno 5, meno 4, meno 3, meno 2, meno 1… Al rintocco della mezzanotte lui fa scoppiare un piccolo petardo. Lui e lei si baciano. Lui infila la mano in tasca ed estrae una manciata di coriandoli. Li lancia in aria, festoso. La guarda. Lei lo guarda: “tanti auguri, amore mio.” Lei fa suonare un vecchio carillon. Si tolgono la maschera da vecchi, inforcano gli occhiali e riprendono a ballare. Sulle note di vecchie canzoni lui e lei festeggiano l’arrivo di un nuovo anno ballando a ritroso la loro storia d’amore». Con il suo teatro fisico, talvolta selvaggio e stavolta in un’atmosfera di melanconica solitudine, Emma Dante ripercorre storie di povertà, vecchiaia e malattia, dove i protagonisti inforcano occhiali, metafora della difficoltà di vedere il mondo e di immaginare un futuro.

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