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7 dicembre 2011

Via libera del Comune di Bologna alla Fondazione Cineteca

Dopo una gestazione durata alcuni mesi e non priva di ostacoli, il consiglio comunale di Bologna ha approvato la privatizzazione della Cineteca, una delle più amate ed importanti istituzioni cittadine. Nasce dunque, con 22 voti favorevoli (espressi da Pd, Idv, Sel, Bologna 2016 e dal sindaco Merola), 3 contrari (Movimento 5 Stelle) e 9 astensioni (Pdl e Lega), la Fondazione Cineteca, che nelle intenzioni del Comune dovrebbe essere operativa già dall’inizio del nuovo anno.

Superate dunque tutte le resistenze, provenienti anche da alcuni esponenti della maggioranza, che avevano finora impedito di votare in consiglio la delibera approvata in giunta oltre un mese fa: è bastato inserire nel testo alcune modifiche, relative alla tutela del patrimonio immobiliare, per far rientrare i malumori di tre consiglieri democratici, malumori che avevano provocato discussioni anche molto accese nelle commissioni consiliari e avevano fatto slittare di circa un mese il voto finale.

L’assessore alla cultura Alberto Ronchi e il sindaco Merola si sono detti soddisfatti per l’avvenuta nascita della Fondazione Cineteca, sostenendo che questo sarà un banco di prova per l’innovazione di cui, a giudizio del primo cittadino, c’è oggi molto bisogno. Ronchi ha inoltre precisato che prima di approvare alcunché il Comune ha aperto un dialogo con tutti i soggetti coinvolti nella vicenda, al fine di ottenere un provvedimento quanto più possibile condiviso: un atteggiamento, quello della giunta, apprezzato da tutti, compreso chi, come il Movimento 5 Stelle, ha poi votato contro l’istituzione della Fondazione.

Ma quale futuro si profila ora per la Cineteca? I punti critici del provvedimento appena approvato sono più di uno. La questione più importante è senz’altro quella dei finanziamenti: sulle cifre che il Comune stanzierà non c’è alcuna sicurezza, in quanto saranno discusse e decise anno per anno, mentre si sa con certezza che lo Statuto della nuova fondazione prevede che, nei primi tre anni, al Comune potranno affiancarsi altri soci fondatori, i quali dovranno contribuire al patrimonio con 500.000 euro e versare una cifra annua non inferiore ai 250.000 euro.

Altra questione spinosa è quella relativa al patrimonio immobiliare, che ha provocato più di un mal di pancia dentro la maggioranza: alla fine si è deciso che alla Fondazione resteranno lo spazio in via Riva di Reno, il cinema Lumière, la biblioteca Renzo Renzi, la sala Cervi, gli uffici, la sala mostra, il cinema Europa e la foresteria di via Pietralata, l’archivio film e il nuovo archivio film nitrati che avrà sede in via Vizzano, oltre al laboratorio “L’immagine ritrovata” e al relativo materiale presente in archivio. Svaniscono invece le speranze di chi sognava di far nascere a Bologna un polo di produzione cinematografica: la Film Commission e tutte le attività di produzione verranno infatti abbandonate, poiché si è deciso, con una scelta che farà senz’altro discutere, che la Fondazione si dedicherà esclusivamente al restauro delle opere e alla divulgazione di testi dedicati alla storia del cinema.

Infine, va ricordato il problema dei dipendenti della Cineteca: molti di loro hanno dovuto decidere, in tempi brevissimi, se farsi ricollocare in altri uffici comunali o se accettare il rischio di passare a lavorare per la neonata fondazione, che come scritto sopra è destinata a navigare a vista per via delle incertezze relative ai finanziamenti. A questi problemi si aggiungono quelli dei collaboratori precari, che per sapere se potranno o no conservare il posto nella Fondazione Cineteca dovranno attendere di conoscere con precisione quanti dei vecchi dipendenti opteranno per un trasferimento in altri uffici.

Come si è visto, i rischi legati a questa operazione non sono pochi: la maggioranza di centrosinistra sembra fiduciosa sul suo buon esito, e ha salutato l’approvazione del provvedimento con grande (forse eccessivo) ottimismo. Vedremo se i fatti le daranno ragione.

Andrea Mari

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