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5 dicembre 2011

“Visconti restaurato” al Lumière

Per chiudere degnamente il 2011, al Cinema Lumière di Bologna andrà in scena, dal 27 al 31 dicembre, una rassegna intitolata “Visconti restaurato”, all’interno della quale verranno proiettati (ovviamente nelle più recenti versioni restaurate) quattro tra i più noti film del grande regista italiano.

I quattro titoli scelti per essere proiettati sono “Ossessione”, “Senso”, “Il Gattopardo” e “La Caduta degli Dei”: una decisione che forse non accontenterà tutti gli ammiratori del cineasta milanese, tra i quali ci sarà forse qualcuno che avrebbe preferito vedere in cartellone altri film (tre titoli a caso: “Rocco e i suoi Fratelli”, “Morte a Venezia” e “Ludwig”), ma che tutto sommato è apprezzabile, dal momento che le quattro opere prescelte rappresentano in maniera efficace aspetti diversi dell’arte di Visconti.

Si comincia il 27 alle 18.00 con “Senso” (i quattro film non verranno proiettati in ordine cronologico): tratto da un racconto di Camillo Boito e ambientato durante la guerra italo-austriaca del 1866, è unanimemente considerato uno dei massimi capolavori di Luchino Visconti, che qui più che altrove è riuscito a conciliare efficacemente vari elementi della sua poetica, quali la visione critica della storia e il gusto del melodramma. In questo film si ritrova anche un altro tratto tipico del cinema di Visconti, ovvero la riflessione sulla decadenza di un’epoca che apre la strada ad una nuova fase storica, un tema che il regista ha poi esplorato in maniera ancora più approfondita in “Il Gattopardo” e “La Caduta degli Dei”.

Proprio “La Caduta degli Dei” è il secondo film in programma, il 28 dicembre alle 17.00: primo pannello della trilogia “tedesca” di Visconti, che comprende anche “Morte a Venezia” e “Ludwig”, è ambientato nella Germania del biennio 1933-34, nel periodo che va dall’incendio del Reichstag alla “notte dei lunghi coltelli” in cui le SS fecero strage delle SA, vale a dire il lasso di tempo in cui Hitler e il regime nazista consolidarono definitivamente il loro potere. Su questo sfondo tragico si innesta il racconto della decadenza (ancora una volta) di una famiglia di ricchi industriali metallurgici. Sebbene non sia considerato uno dei capolavori assoluti di Visconti, “La Caduta degli Dei” è comunque un’opera interessantissima, perché è il film nel quale il regista italiano rende maggiormente esplicito il lato negativo della sua poetica, e perché vanta un cast di prim’ordine, che comprende attori come Dirk Bogarde, Charlotte Rampling, Umberto Orsini ed Helmut Berger.

Alle 17.30 di giovedì 29 verrà invece proiettato “Ossessione”, il primo film di Visconti, che lo realizzò ispirandosi liberamente al romanzo di James M. Cain “Il postino suona sempre due volte”, spostandone l’ambientazione dagli Stati Uniti alla provincia di Ferrara. La storia della donna che convince il vagabondo di cui è diventata l’amante ad uccidere il marito simulando un incidente d’auto, un tipico soggetto da noir, è diventata, nelle mani di Visconti, un film che oggi è considerato da tutta la critica il capostipite del neorealismo italiano. Si tratta dunque di uno dei film fondamentali di Visconti, essenziale in qualsiasi rassegna a lui dedicata che si rispetti.

“Visconti restaurato” si chiuderà l’ultimo giorno dell’anno con la proiezione, in programma alle 16.30, di “Il Gattopardo”: su quest’opera, senza dubbio uno dei film più famosi di tutta la storia del cinema e certamente il titolo più noto della filmografia di Visconti (che dopo “Senso” realizza, con questo film, un altro grande affresco dell’epoca risorgimentale), c’è ben poco che si possa dire. Tutti ne conoscono la trama e tutti ricordano la grandiosa sequenza del ballo, una delle scene più celebri di tutti i tempi: il grande successo commerciale di “Il Gattopardo” lo ha reso il film forse più criticato di Visconti, con la critica da sempre spaccata nel giudicarlo (metà lo considera un capolavoro, l’altra metà un film sopravvalutato). Di certo c’è che Visconti, in questo film, ha messo in scena una volta di più, e in maniera ancora più esplicita, il tema della decadenza, incarnato qui dal principe Fabrizio di Salina interpretato da Burt Lancaster: non si tratta certo di un’opera meramente decorativa, dunque, e il fatto che “Il Gattopardo” abbia ottenuto un grande successo di pubblico non ne inficia minimamente il valore, forse inferiore a quello di altri film di Visconti, ma comunque notevole.

Tirando le somme, ci troviamo di fronte a quattro film che vale senz’altro la pena di vedere (o anche di rivedere): per i cinefili, sarà sicuramente una valida alternativa agli indigesti cinepanettoni che intasano le sale nel periodo natalizio, per tutti gli altri una buona occasione per accostarsi all’opera di uno dei grandi registi del ‘900.

Andrea Mari

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