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30 gennaio 2012

Alla Ricerca dell’Anima Venduta

Nel Faust di Goethe, la vendita dell’anima trae origine dal sentimento d’insoddisfazione di uno scienziato (Dottor Faust), il quale, pur di oltrepassare i limiti della conoscenza umana, stipula un accordo con il demone Mefistofele.

In tal modo lo scienziato otterrà sapienza, giovinezza e poteri che lo renderanno invulnerabile ai dolori e ai mali dell’esistenza. In realtà per Goethe, Faust simboleggia l’umanità e la sua brama di sapere. Un’umanità capace allo stesso tempo d’inventare e di distruggere. Di vendersi l’anima per poi redimersi dopo sanguinosi psicodrammi.

Goethe, al di là del bene e del male, ravvisa in Faust la più nobile delle aspirazioni umane, la brama di sapere, di scorgere oltre la coltre, di progredire per poi rinascere. Una volontà tanto sublime quanto la stessa fede in Dio; ed è per tale motivo, che alla fine dell’opera, Dio salva l’anima di Faust, nonostante i peccati da lui commessi.

Tuttavia, quest’opera ha il pregio di ricordare all’uomo, che la sua anima non ha prezzo. Infatti, se mai ne avesse uno, non se ne potrebbe disporre in alcun modo se non attraverso aggrovigliati ed oscuri sentieri di dolore.

Di recente, uno studio condotto da ricercatori dell’Università di Atlanta ha dimostrato che l’anima non ha prezzo e non può essere messa in vendita.

Per gli scienziati statunitensi, il cervello stabilisce cosa sia giusto e sbagliato, attraverso un processo nel quale tali concetti ortodossi vengono elaborati in un’area totalmente difforme da quella in cui, invece, si valutano le cose profane e mercanteggiabili.

Attraverso un’anamnesi accurata dei quesiti posti ad una trentina di volontari, i ricercatori hanno potuto constatare dalle analisi delle attività cerebrali che i valori considerati sacri innescano un meccanismo neuronale idoneo a discernere bene e male, ed un altro capace di recuperare le regole semantiche.

Dunque, la reale scoperta è la mancanza di un apposito circuito neuronale in grado di valutare il rapporto costi/benefici e l’eventuale ricompensa. In altre parole, l’indignazione verso proposte ritenute indecenti o inopportune è la conseguenza logicamente prevedibile dell’incapacità genetica di speculare sui valori più sacri.

Il nucleo nevralgico del sentimento di ribellione contro le mefistofeliche proposte, secondo gli scienziati, è l’amigdala, meglio nota come centro di controllo dell’emotività.

Stando a tale scoperta scientifica, sembrerebbe potersi affermare che il principio letterario espresso da Goethe, in realtà, non sia altro che una minaccia labile e vana. Tuttavia, la logica impone, riflessioni quantomeno relativistiche.

A mio avviso, se è vero che non tutte le ciambelle riescono col buco, sarà altresì possibile ipotizzare l’esistenza di individui muniti di capacità neuronali difformi a tal punto da concedere il mercanteggiare del sacro.

La società in cui viviamo ne è una lampante dimostrazione.

Da quante Sodoma e Gomorra invisibili è infettata la nostra anima quando osserviamo, anestetizzati ed assopiti, le immagini proiettate in tv?

E le guerre? Sono o non sono dovute ad una faustiana sete di potere?

Ai posteri l’ardua sentenza.

Antonio Migliorino

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