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6 gennaio 2012

Bufera al Ministero dell’Istruzione

I tanti ricercatori che, con la nomina di Francesco Profumo alla guida del Ministero dell’Istruzione, speravano nel reclutamento come professori associati, con l’arrivo del nuovo anno, hanno visto sparire di colpo tale opportunità.

A denunciare la situazione è l’associazione Rete 29 Aprile, cui aderiscono molti ricercatori delle università italiane, con una nota pubblicata sul loro sito (http://www.rete29aprile.it), puntando il dito contro il tanto atteso “piano straordinario di reclutamento dei professori associati”, in realtà mai messo in atto.

Il suddetto “piano straordinario” prevedeva il reclutamento di professori associati, per coprire le cattedre lasciate vacanti dai professori andati in pensione, tramite:

-* a) L’abilitazione nazionale a professore associato per i ricercatori in servizio nonché per gli studiosi comunque disponibili sul mercato (una tornata prevista «inderogabilmente» ogni anno: la prima doveva partire già nel corso del 2011 ma, se tutto va bene, se ne parla alla fine del 2012);
-* b) I concorsi per i ricercatori a tempo determinato di «tipo B» (la cosiddetta tenure track introdotta dalla legge Gelmini: dopo tre anni come ricercatori si può essere chiamati professori associati, a patto ovviamente di conseguire l’abilitazione nazionale)

In previsione di queste assunzioni, gli Atenei avevano previsto la creazione di un tesoretto di: 13 milioni per il 2011, 78 milioni per il 2012 e 173 milioni per il 2013.

In realtà, né l’abilitazione nazionale né i concorsi sono mai partiti, sollevando malumore tra le fila dei ricercatori e una domanda più che legittima “In che modo saranno coperte le cattedre lasciate vacanti?”.

La risposta è arrivata il 29 dicembre, dallo stesso Ministro Profumo, tramite un decreto, già ribattezzato dalla ReteGolpe di capodanno”, inviato a tutti i rettori per definire i criteri di assegnazione delle cattedre Ateneo per Ateneo, sbugiardando quanto previsto dal “piano straordinario”.

Tale decreto stabilisce che con i soldi accantonati, inizialmente previsti per assumere i ricercatori abilitati con le nuove regole, saranno promossi i ricercatori già in possesso dell’idoneità a professore associato, ottenuta secondo le vecchie regole, negli anni 2008-2009. Una volta esaurita la lista dei ricercatori abilitati, non essendo stati promossi nuovi concorsi, saranno assunti professori dall’estero o, ancora, trasferiti docenti già in servizio, da un Ateneo in crisi, quindi impossibilitato ad assumere, a un Ateneo, cosiddetto, sano.

Inoltre, anche nel caso in cui fosse attuato il “piano straordinario di reclutamento dei professori associati”, gli Atenei che sforano il tetto del 90% delle risorse fornite dallo Stato, per il pagamento degli stipendi, si troverebbero nell’impossibilità di assumere nuovi professori. Tutto ciò è l’esatto contrario dell’applicazione di quella meritocrazia tanto decantata dal Ministro Profumo, infatti, secondo la Rete, “le colpe degli incauti amministratori di alcuni atenei, ricadranno su coloro che non hanno avuto alcuna possibilità di controllo sulla variabile contabile”.

Si avrà così che l’irresponsabilità degli amministratori graverà completamente sulle spalle dei ricercatori, che si vedranno precludere possibilità di carriera, mettendo da parte il merito scientifico individuale premiando l’appartenenza a un Ateneo con i conti in regola.

Inoltre, conclude la Rete, “quelle decine di milioni sono state accantonate per la promozione dei ricercatori … non per favorire la mobilità dei professori in servizio in Italia e altrove”, un vero e proprio scippo, che potrebbe rappresentare l’inizio di un nuovo inverno caldo dei ricercatori italiani.

Francesco Pandolfi

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