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6 gennaio 2012

Caos a Milano: il Comune contro la Bocconi di Monti

Equità, rigore, crescita. Parola del professor Mario Monti!
Questa la nenia che ci ronza nelle orecchie ormai da un po’. Un ritornello che, se tutto va bene, ci farà compagnia ancora per molto.

Belle parole, non ci piove. Parole forti, che trasudano tutta la solennità e la preoccupazione per un momento certo non facile per il Paese, in cui è responsabilità di ognuno contribuire ad una ricostruzione che non è solo economica ma anche e soprattutto etica.

Ma le chiacchiere, come sappiamo, stanno a zero. I fatti! Era questo che volevano gli italiani. E i fatti sono sotto gli occhi di tutti, per quanto sia ancora presto per lanciarsi in un giudizio più o meno definitivo.

Certo, se il buongiorno si vede dal mattino, c’è poco da stare allegri. Ma che volete. Sapevamo tutti che avremmo dovuto bere l’amaro calice della riforma! Sarà che forse non c’aspettavamo un sapore così cattivo, ma tant’è. Dopotutto al peggio non ci s’abitua mai!

Tirare la cinghia e pedalare!

Facile a dirsi, meno a farsi. Specie se chi dovrebbe dare il buon esempio incespica, per una sorta di crudele contrappasso, nella più classica delle zappe sui piedi.

Parliamo, cioè, di una delle notizie che più hanno tenuto banco nell’ultimo periodo: la dura querelle che vede schierati l’un contro l’altro armato Comune di Milano, nella persona del sindaco Pisapia, e, ironia della sorte, la blasonatissima Bocconi, università di cui proprio Monti è Presidente dal 1994 (carica dalla quale si è attualmente sospeso fino a scadenza del suo mandato di Capo del Governo).

Pomo della discordia le residenze universitarie in via Spadolini, un complesso per studenti fuori sede con 333 camere a disposizione della gioventù bocconiana su cui non sono stati versati i contributi a Palazzo Marino dal 2005.

In parole povere sono 6 anni (questo potrebbe essere il settimo) che la la Bocconi non paga l’Ici. Ma siccome in questo sgangherato paese non sempre finisce tutto a tarallucci e vino, il Comune di Milano non c’ha pensato due volte a fare il suo dovere e ha subito presentato il conto.

Scopriamo così che la “regina dell’università italiana” non ha mai pagato la quota Ici di sua competenza sulle abitazioni, dando così il la ad un contenzioso in cui l’ammanco calcolato nel primo avviso di accertamento da 104mila euro, recapitato a marzo del 2008, è lievitato, anno dopo anno, fino a sfiorare i 600mila euro.
La questione, insomma, ha radici molto lontane. Radici che neppure l’ascesa al governo di Monti è riuscita ad estirpare.

Tant’è che il 22 dicembre scorso Pisapia ha firmato di suo pugno l’incarico all’avvocatura comunale di andare fino in fondo alla questione, insensibile alle pronunce delle commissioni tributarie che finora avevano dato ragione alla Bocconi.

Risultato: un documento di sei pagine, con tanto di motivazioni, che ribadiscono la inamovibilità del Comune e di Pisapia in merito ad una questione che ha del surreale, viste le attuali polemiche che agitano il Bel Paese.

L’università, dal canto suo, respinge ogni accusa, forte di quell’esenzione prevista dalla legge 504 del 1999 (quella sul versamento delle imposte locali), che, all’articolo 7 comma 1, esonera effettivamente gli immobili adibiti a sede “con finalità istituzionali, assistenziali, previdenziali, sanitarie, didattiche, ricettive, culturali, ricreative e sportive”.
Difesa che non convince per niente i legali di Pisapia, i quali sottolineano come la Bocconi si sia già avvalsa di questo beneficio per la sede storica e istituzionale di via Sarfatti.

La pretesa rispetto al pensionato studentesco rappresenterebbe insomma una storpiatura in senso estensivo della legge, essendo l’affitto in cambio di dazione – con rette salate, per altro, da 3.100 a 8.500 l’anno – un’attività adibita a scopi di lucro del tutto assimilabile a quella praticata dagli albergatori e dagli affittacamere privati cui, come legge comanda, viene imposto di pagare regolarmente il balzello di cui sopra.

Ma proviamo un attimo ad immaginare quali scenari si aprirebbero qualora le ragioni addotte dalla Bocconi dovesse risultare vincenti.

L’ipotesi più realistica e perciò più preoccupante è che la trasformazione della casa dello studente in attività istituzionale esente da Ici potrebbe possa innescare un rovinoso effetto domino cui si accompagnerebbero effetti devastanti per le casse dello Stato.

In buona sostanza tutti gli albergatori d’Italia potrebbero, se tale situazione fosse giudicata legittima, presentarsi in massa all’ufficio licenze del commercio del Comune per rivendicare una più che sacrosanta uguaglianza di trattamento.

Una vera e propria pioggia di assoluzioni! Un’evasione legalizzata, perfettamente identica a quella Chiesa, la quale non ha mai disdegnato di spacciare per luoghi di culto attività para-commerciali o di pernottamento a ombrello del tributo.

L’assurdo che diventa la regola! Dall’oggi al domani chiunque potrebbe sentirsi legittimato ad evadere il fisco e a pretendere, paradosso nel paradosso, la restituzione di tutti gli importi “indebitamente” versati in anni ed anni di contribuzione.

Fate come dico ma non fate come faccio?

Caro Monti, è davvero questo la desolante morale colla quale gli Italiani saranno chiamati a fare i conti?
Ci pensi bene.

Matteo Napoli

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