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12 gennaio 2012

Cerotti e gomme alla nicotina: inutili e dannosi

Se siete fumatori e state pensando di smettere, vi conviene contare solo sulle vostre forze: cerotti, gomme, spray nasali e qualsiasi altro prodotto alla nicotina, infatti, non solo non vi sarebbero di alcun aiuto, ma potrebbero anzi causare un effetto boomerang, facendo aumentare il vostro desiderio di fumare e di conseguenza il vostro consumo giornaliero di sigarette, sigari e affini. Questo, in sostanza, è quanto emerge da uno studio condotto dall’Harvard’s Center For Global Tobacco Control e dall’Università del Massachusetts e pubblicato dalla rivista “Tobacco Control”.

I ricercatori hanno seguito 1916 individui adulti, 787 dei quali avevano smesso di fumare appena prima che lo studio iniziasse: i volontari sono stati intervistati tre volte, con cadenza biennale, ed è stato loro chiesto quale prodotto avessero usato in sostituzione delle sigarette, per quanto tempo lo avessero usato e se nel loro tentativo di smettere di fumare si fossero avvalsi dell’aiuto di un medico o di un esperto di qualsiasi tipo. I risultati finali, che hanno mostrato come, alla fine di ogni intervallo biennale, circa un terzo degli ex-tabagisti avesse ripreso a fumare e che, di fatto, l’uso di prodotti sostitutivi non offre a chi se ne serve, nel lungo periodo, nessun vantaggio rispetto a chi smette di fumare contando solo sulle proprie forze, hanno sorpreso gli stessi ricercatori, che all’inizio del loro studio non avevano preventivato di giungere a conclusioni così drastiche.

Quanto è emerso da questo studio sbugiarda in toto i risultati dello studio clinico “Smoking Cessation Clinical Practice Guideline”, realizzato nel 1996 da un’équipe governativa guidata dal professor Michael Fiore, direttore del Center For Tobacco Research and Intervention dell’Università del Wisconsin, secondo il quale i prodotti alla nicotina erano indubbiamente efficaci: i risultati di quella ricerca avevano indotto il governo americano a riconoscere la validità clinica di tali prodotti, tanto che negli Stati Uniti essi sono acquistabili senza ricetta medica, e in molti stati il loro costo è rimborsato al 100% dal Medicaid, il programma federale sanitario per individui e famiglie a basso reddito.

Ma come mai due studi scientifici sugli stessi prodotti hanno ottenuto risultati così diametralmente opposti? La risposta l’ha fornita il “New York Times”, che ha sottolineato, in un suo articolo, come molti membri del gruppo di ricerca del professor Fiore avessero, all’epoca dello studio, ricevuto grosse somme di denaro dalle industrie dei farmaci alla nicotina, che così facendo si sono assicurati un ventennio di utili in continua e vertiginosa crescita (si calcola che il giro d’affari legato ai prodotti alla nicotina sia passato, dal 1991 ad oggi, da 129 a 800 milioni di dollari all’anno).

Alla luce dei risultati ottenuti dai ricercatori dell’Harvard’s Center For Global Tobacco Control e dell’Università del Massachusetts, si può senza dubbio trarre una conclusione di tipo scientifico sull’effettiva utilità (nulla) dei farmaci alla nicotina, ma ci si deve anche porre un problema etico, se si pensa a ciò che hanno fatto gli esperti prezzolati del gruppo di ricerca governativo del professor Fiore, i quali hanno, in cambio di soldi, giurato (e soprattutto spergiurato), sull’efficacia di prodotti che sapevano benissimo essere inutili e probabilmente dannosi: non si tratta di fanatismo ideologico, ma di doverosa vigilanza in un settore, quello della salute pubblica, nel quale un errore come quello commesso anni fa dal governo americano non può in alcun modo essere ammesso o tollerato.

Andrea Mari

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