• Google+
  • Commenta
8 gennaio 2012

Come scegliere in modo informato: Chiesa e Stato

Ormai le lotte tra la Chiesa e lo Stato sono terminate dai tempi di Barbarossa eppure la disinformazione è dilagante e anche per chi dovrebbe fare più attenzione a ciò che sceglie molto spesso decide di ignorare le opzioni e lasciare le caselle in bianco.

Questo, tuttavia, non avviene soltanto nelle urne – “Fama di loro il mondo esser non lassa”, così Virgilio parlava a Dante nel Limbo degli ignavi – ma anche per chi non sceglie a chi concedere – anzi, dare per forza! – l’8‰ dell’intero gettito fiscale IRPEF.

Sette sono le opzioni per chi sceglie: Chiesa Cattolica, Stato, Valdesi, Comunità Ebraiche, Luterani, Avventisti del settimo giorno, Assemblee di Dio in Italia.

I dati che ci sono pervenuti – risalenti al 2008, perché il calcolo delle statistiche è molto lento (anche troppo!) – affermano che del 41,83% di coloro che hanno espresso la propria scelta circa l’87% è stato destinato alla chiesa, circa il 10% allo Stato e minime percentuali alle altre associazioni religiose.

E per chi non ha scelto? Secondo la legge n. 222 del 20 maggio 1985 in caso di scelte non espresse, la destinazione si stabilisce proporzionalmente alle scelte espresse e secondo gli accordi sottoscritti con le Confessioni religiose.

Dato che coloro che hanno effettuato una preferenza (poco più del 40%!!!) hanno destinato il proprio denaro maggiormente alla Chiesa Cattolica coloro che non hanno scelto ( circa il 60%) destinano senza saperlo il loro importo al maggior beneficiario (la Chiesa).

Effettivamente è complicato leggere per intero leggi, decreti, dichiarazioni di redditi da parte dei beneficiari e come gestiscono il denaro assimilato, però almeno bisognerebbe conoscere un resoconto di quanto e come la Chiesa Cattolica spenda il denaro dei contribuenti.

Sul sito Dell’8 per mille esiste una dichiarazione piuttosto dettagliata del denaro ricevuto da parte della Chiesa, il numero dei ministri del culto, quanto guadagnano mensilmente, quanto viene in realtà destinato per le opere di beneficenza e quant’altro.

I dati del 2009 sono chiari:
-* n. 37.402 sacerdoti, “per il dignitoso sostentamento dei sacerdoti” si spendono da un minimo di € 11.865,60 (€ 988,80 mensili x 12 mensilità) a un massimo di € 22.396,22 (€ 1.866,36 mensili x 12 mensilità);

-* Interventi operati per le altre finalità previste dall’art. 48: € 381.238.542,68 (sul sito le “altre finalità” vengono chiamate “esigenze di culto” che poi vengono nominate: edilizia di culto, sostenimento dei tribunali ecclesiastici, promozione della cultura ecclesiastica, diocesi – per il sostegno delle attività di culto e pastorale);

-* € 205.000.000 per gli interventi caritativi.

Vediamolo in percentuali: La Chiesa Cattolica spende il 37,2% per gli stipendi ecclesiastici e solo il 12% per la beneficenza, il resto alle “esigenze di culto” e all’edilizia per non parlare dell’investimento che la Chiesa effettua nella pubblicità (la Chiesa Cattolica non dichiara le sue /nostre spese complessive per la pubblicità).

Se venisse rivisto l’articolo 47 circa la ripartizione delle scelte non espresse, invece di destinare quasi l’intero gettito alla Chiesa ma allo Stato, quest’ultimo avrebbe recuperato 552 milioni di euro (circa il 60% pari alle preferenze non espresse).

Annalisa Colasanto

Google+
© Riproduzione Riservata