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8 gennaio 2012

Da uno studio condotto in Indiana le porte possono provocare amnesia

A tutti noi nella vita sarà capitato, qualche volta di entrare in una stanza, a casa o al lavoro, e dimenticare, subito dopo il motivo per cui ci siamo recati in quel determinato luogo, magari, appena varcata la soglia della porta alla quale, strano ma vero, possiamo attribuire questa amnesia.

Le porte, infatti, possono arrecare defaillances; esse sono la causa dei nostri vuoti di memoria. Ciò è quanto emerge da uno studio condotto da Gabriel Radvansky, professore di psicologia all’Università di Notre Dame nell’Indiana (USA) e pubblicato su Quarterly Journal of Experimental Psychology.

Secondo il professor Radvansky, che ha realizzato l’esperimento direttamente sugli studenti e in due diverse circostanze, sia in ambiente con una o più porte, sia in luogo senza alcun confine, il risultato è l’opposto. In entrambi i casi ai ragazzi era stato chiesto di ritrovare oggetti che poco prima loro stessi avevano spostato da una parte all’altra e le possibilità di amnesia, quando si varcava la soglia delle porte, aumentava ulteriormente, a riprova del fatto che queste ultime hanno il potere di cancellare la memoria.

“Entrare o uscire da una porta funziona come un’esperienza di confine, che separa gli episodi o le azioni archiviandoli altrove”, afferma il professore.

L’esperimento, eseguito sia in maniera reale, sia virtuale, si oppone anche alla generale convinzione che ritornando nel punto di partenza, quando avviene in noi un vuoto di memoria, ad un tratto essa riaffiora. Quest’ultima teoria, infatti, secondo Radvansky è sbagliata.

Se le porte hanno questa capacità di annullare un pensiero in pochi secondi, complicandoci, magari, la vita, non sarebbe meglio vivere e lavorare in open space?

Lucia Miceli

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