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29 gennaio 2012

Decreto Monti: ma quanto ci piaci?

E’ giunto il tempo di fare un po’ di ordine in questa miriade d’informazioni che ci arrivano da ogni dove e che ci bombardano quotidianamente suscitandoci delle “repentine” perplessità e che provocano in ogni ragionevole studente delle ansie a dir poco “imbarazzanti”. Qual è il problema: l’ormai tediante questione è sempre la riforma universitaria, che abbandonata controvoglia dalla snaturata genitrice, la tanto odiata/amata Ministra Gelmini, oggi assume nuove connotazioni e parentele “montiane”.

Gli studenti d’Italia sono in trepidante attesa: tutti sperano, infatti, almeno di riuscire a capire “quando” si concluderà questo gravoso iter decisionale circa le sorti del mondo accademico per capire che ne sarà di loro durante il ciclo di studi ma soprattutto dopo la laurea: a quale finale il buon Governo ci sta destinando?

Tante, troppe le preoccupazioni in questo momento anche di particolare precarietà economica e lavorativa già di per sé angosciante.
Ma quali sono gli effettivi cambiamenti che presto ci saranno nei campus italiani (salvo imprevisti)?

Sicuramente il fattore più ansiogeno per gli studenti e soprattutto futuri lavoratori, concerne questa ennesima dichiarazione d’intenti del Governo Monti: la spada di Damocle dell’abolizione del valore legale della Laurea (e possibile equiparazione tra voti di laurea e lauree triennali, vecchio ordinamento e magistrali).

Ipotesi che non può non suscitare preoccupazione soprattutto se si pensa che l’Anvur non riconoscerà certo gloria, onere e lodi a tutti gli atenei italiani. Se ciò davvero accedesse, il mondo accademico si spaccherà in due, in università di serie A e B (magari anche C) e altro non ci resterà che un’Italia il cui slogan per eccellenza diverrà, per ovvie ragioni: “Piove sempre sul bagnato”! C’è da chiedersi: ma quanti ragazzi potranno studiare negli atenei di serie A e A+? In quanti saranno costretti a vedersi recriminare un titolo di studio conseguito presso l’università della propria città (perché questo ci si può permettere, anche se di serie C2!)?

La situazione sarebbe davvero insostenibile e potrebbe creare davvero delle condizioni di svantaggio tra studenti e aspiranti e ambiziosi e potenziali lavoratori. Il merito per aver sudato sette camice per portarsi a casa un 110 e lode? Un vecchio ricordo a conti fatti! Insomma, l’ipotesi di questo declassamento di tanti istituti universitari creerà sicuramente tanto malcontento e chissà se i frutti non saranno peggiori di quelli ottenuti con la riforma del 3+2. Staremo a vedere…

Ma quali altre novità potenziali o reali?

Secondo punto all’ordine del giorno: la digitalizzazione delle università per un’ampia diffusione e comunicazione circa le offerte formative.

Al di là di una digitalizzazione ai fini dell’informazione sarebbe previsto anche un processo di telematizzazione dei processi burocratici: le iscrizioni si potranno effettuare solo on line (anche questa decisione rientrerebbe nel più ampio progetto “Agenda digitale” di riforma dei processi burocratici che snelliti dall’on line dovrebbero garantire più risultato ma con meno dispendio di energia!). Il “tutto on line” consentirà agli studenti di avere anche visibilità utile circa offerte delle singole università: corsi di laurea, servizi, borse di studio, ecc.

Altra novità per l’anno accademico prossimo: verbalizzazioni, registrazioni esiti degli esami conseguiti, di profitto e di laurea avverranno tutti rigorosamente per via telematica.

L’ennesima nuova non concerne gli studenti stavolta, ma il corpo docente e i limiti di reddito. Se la riforma Gelmini stabiliva, infatti, che per accedere ad una docenza a contratto occorresse avere almeno un reddito insindacabilmente non inferiore ai quarantamila euro lordi l’anno, oggi questa norma verrà totalmente spazzata vita. Questo permetterà anche a docenti “poveretti” di poter accedere senza difficoltà (o relative) ai contratti di docenza. Sarà la fine delle “caste” una volta per tutte? Sarà la sconfitta degli emeriti “baroni”? Ci sarà forse speranza per tanti ricercatori mal pagati e sicuramente non ricchi di essere contrattualizzati?

Tutto sommato le novità non sono poi tanto deprecabili: snellimento delle procedure, più ricercatori a lavoro, più informazioni per gli studenti.
Ma sull’abolizione del valore legale della laurea… tante perplessità permangono. Continua a convincere pochi, disdegna tanti.

Pasqualina Scalea

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