• Google+
  • Commenta
10 gennaio 2012

Entro marzo il nuovo statuto dell’Università di Trento

Il biennio 2011/2012 è destinato a passare alla storia come uno dei periodi più importanti per l’Università di Trento: lo scorso anno, infatti, la governance dell’ateneo è passata dallo Stato alla Provincia autonoma di Trento, mentre per la primavera di quest’anno è attesa l’approvazione del nuovo statuto dell’Università, che porterà con sé alcune novità molto significative, novità che stravolgeranno gli assetti dell’istituto e inevitabilmente scontenteranno più di una persona.

Il nuovo statuto, che dovrà essere compilato tenendo conto del fatto che la nuova organizzazione degli atenei italiani delineata dalla riforma Gelmini prevede la sparizione delle facoltà e sostanziali modifiche nei Cda e nei senati accademici, sarà pronto entro marzo, e fino a quel momento qualsiasi critica o suggerimento è bene accetta: lo ha detto, in un’intervista al quotidiano “Il Trentino”, il rettore (ancora per poco, visto che ad ottobre scadrà il suo secondo mandato) Davide Bassi. Lo stesso Bassi ha però specificato che la sua non è un’apertura incondizionata: non saranno prese in considerazione, infatti, proposte che puntino ad uno stravolgimento radicale del percorso già intrapreso, e questo perché, sempre secondo il rettore, il cambiamento va fatto e in tempi relativamente brevi.

Dal momento che la discussione sul nuovo statuto è destinata a protrarsi per almeno altri due mesi, qualsiasi giudizio di merito va sospeso fino a che non sarà approvato il testo definitivo. Una cosa, però, si può dire già adesso: non si tratterà di un percorso in discesa. Le polemiche sono iniziate già al momento della nomina dei componenti della commissione incaricata di scrivere lo statuto: la decisione del rettore di chiamare a far parte della commissione quasi esclusivamente personalità esterne all’ateneo (con un’unica eccezione), ha provocato le dimissioni del prorettore vicario, il giurista Giovanni Pascuzzi, che ha sottolineato, ricevendo la solidarietà di molti dei docenti, come una simile decisione metta a repentaglio l’autonomia dell’Università. Il mese scorso, poi, la decisione di inserire nel testo dello statuto la frase “La costituzione di un centro di ricerca è deliberata dal senato accademico e dal Cda, su proposta del rettore e sulla base di uno specifico progetto didattico e di ricerca” ha provocato parecchi mal di pancia all’interno dell’ateneo, e il rettore è stato accusato da più parti di volersi appropriare indebitamente di una prerogativa che deve invece rimanere ai dipartimenti. Accuse che Bassi ha respinto con forza, sostenendo che in questo modo si eviterà, in futuro, che all’interno dei dipartimenti si creino “parrocchie, centri e centrini” su misura e che gli stessi dipartimenti saranno comunque liberi di sottoporre i loro progetti al rettore, il quale, se li troverà interessanti, non avrà problemi a proporli al senato accademico e al Cda.

Insomma, la stesura dello statuto sarà un’operazione lunga e complessa: a giudicare dalle premesse è probabile che da qui a marzo, cioè la data fissata dal rettore per l’approvazione, ci saranno ancora molte polemiche, ed è altrettanto probabile che ad approvazione avvenuta saranno poche le persone soddisfatte e molte quelle scontente. Non resta che aspettare per vedere come evolverà la situazione.

Andrea Mari

Google+
© Riproduzione Riservata