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21 gennaio 2012

Gli USA contro Megaupload: iniziata la guerra a internet

L’offensiva contro Megaupload, con la conseguente chiusura, ordinata dal FBI, è arrivata come un fulmine a ciel sereno e ha riacceso lo scontro tra i gruppi Hacker, guidati dagli Anonymous, e l’industria del Copyright, composta dalla casa discografica Universal, dalla Recording Industry Association of America (RIAA) e dalla Motion Picture Association of America (Mpaa).

Lo scontro, che sembrava scongiurato, dopo che la Camera e il Senato degli USA avevano ritirato la nuova legge anti-pirateria, potrebbe inasprirsi maggiormente, con gravi danni non solo per gli utenti internet americani ma di tutto il mondo. L’oscuramento di Megaupload, infatti, per quanto sia stato ordinato dalle autorità Statunitensi, ha creato disagi anche agli utenti di altri paesi che, magari, utilizzavano il sito in maniera del tutto legale, conservando foto e documenti personali.

Per Fulvio Sarzana, avvocato tra i massimi esperti di diritto d’autore su internet, è impensabile che un utente italiano debba essere danneggiato da una decisione presa dalle autorità americane. Stiamo parlando di una problematica ben nota ai giuristi: internet nasce come una realtà libera da schemi e regole, dove è possibile condividere tutto con tutti. In realtà, però, il mondo virtuale è tenuto al rispetto delle leggi dei paesi che ospitano i server su cui sono conservati i file accessibili dagli utenti. Non è raro, quindi, come nel caso della chiusura di Megaupload, che le decisioni prese da uno Stato ricadano anche su gli internauti di un’altra Nazione.

Nel caso specifico di Megaupload si parla di responsabilità oggettiva dei suoi fondatori, in quanto, sui propri server sono ospitati file, di musica e film, in violazione delle norme sul copyright. Kim Schmitz, uno dei fondatori, si è difeso affermando che il sito funge da semplice intermediario e ciò che pubblicano gli utenti è a loro completa discrezione e, quindi, responsabilità.

Sulla possibilità che tale linea difensiva regga, portando così a un nulla di fatto, si è espresso Guido Scorza, avvocato esperto di questi temi, ricordando come, la giustificazione di essere dei semplici intermediari: “… È stata la stessa argomentazione di The Pirate Bay, un sito di torrent, che però è stato già condannato; e quello che faceva era anche meno grave: si limitava a indicizzare i file, in un motore di ricerca, mentre questi due siti li ospitavano direttamente sui propri server”. Le autorità, quindi, battono sulla motivazione che questi siti incitino alla pirateria, mettendo a disposizione degli utenti spazi, in parte sicuri, su cui condividere file coperti da Copyright; a tal proposito, la posizione di Megaupload sarebbe ancora più grave di quella di The Pirate Bay, poiché, oltre a favorire la pirateria, era a scopo di lucro.

A preoccupare, però, soprattutto coloro che si battono per la totale libertà della rete, non è la sola chiusura di Megaupload e, come sicuramente accadrà in seguito, di altri siti simili, ma la possibilità che da quest’offensiva ne possa partire un’altra ben più violenta e mirata anche a quei siti, come Facebook e Youtube, che, a causa di ciò che pubblicano gli utenti, rischiano la stessa accusa di responsabilità oggettiva; salvo che il Senato e la Camera degli Stati Uniti non decidano di fare marcia indietro sulla nuova legge anti-pirateria, magari perchè messi sotto pressione dai gruppi Hacker, che, da due giorni, minacciano azioni dimostrative contro i siti web governativi.

Francesco Pandolfi

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