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3 gennaio 2012

I musicisti sincronizzano i loro cervelli

Cos’è che rende i musicisti capaci di farci provare emozioni uniche durante i loro concerti o quando ascoltiamo le loro registrazioni? Ovviamente lo sono grazie agli anni di studio che hanno alle spalle e alla bellezza delle canzoni che eseguono. Ma gli studi dei ricercatori coordinati dall’Irccs San Raffaele Pisana di Roma e dall’Universita’ ‘Vita-Salute’ San Raffaele di Milano fanno emergere una ulteriore dote che fa sì che le loro esibizioni siano gradevoli.

Questi studiosi hanno scoperto che, durante le esecuzioni in gruppo, i cervelli dei musicisti sono sincronizzati fra loro. Per dimostrare l’empatia dei musicisti, i ricercatori hanno monitorato simultaneamente l’elettroencefalogramma di tre quartetti di sassofonisti, mentre suonavano assieme e mentre guardavano un video di una loro esibizione.

Per compiere quest’analisi, i ricercatori hanno realizzato un apposito dispositivo. Attraverso questo esame, gli studiosi hanno scoperto che durante l’interpretazione, due aree frontali dell’emisfero cerebrale destro dei musicisti, che fanno parte dei cosiddetti “neuroni specchio” presentavano un’attività strettamente empatica.

Da questo risultato, i ricercatori hanno dedotto che il suonare insieme deriva da una funzione primaria del cervello umano, ovvero quella di comprendere gli stati d’animo delle altre persone. Gli studiosi che hanno condotto la ricerca non escludono che questa possa portare benefici nel campo terapeutico.

La tecnologia utilizzata nella loro indagine, infatti, potrebbe essere utilizzata per comprendere meglio gli effetti patologici delle malattie neurodegenerative e dell’ictus sulla comunicazione verbale e non verbale e portare, di conseguenza, all’ individuazione di procedure terapeutiche più efficaci.

Alessio Testa

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