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16 gennaio 2012

Maschi insicuri e femmine aggressive

Uomini e Donne

In ottica antropologica, ma anche culturale generale, il maschio della nostra specie possiede caratteristiche comportamentali evidentemente diverse dalla femmina della stessa specie. Sostenere che i due sessi siano uguali è una assurdità antropologica e biologica, perché, anche se fatti entrambi dello stesso materiale molecolare ed atomico, le funzioni culturali e fisiologiche cui essi rispondono sono assai diversificate.

Uomini e Donne

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Non è questa la sede per una disamina approfondita circa tali differenze, anche se certamente la cosa sarebbe interessante per l’attrattiva dell’argomento e per le scoperte delle ultime ricerche scientifiche in merito, ma possiamo ugualmente riferirci ad una caratteristica comportamentale nella quale il maschio e la femmina sono sostanzialmente diversi: l’espressione dell’amore di coppia.

Sfido chiunque fra i lettori a sostenere che il modo in cui un maschio ama la propria partner sia assimilabile al modo in cui la stessa partner ama il proprio maschio. Volutamente non utilizzo il termine uomo e donna , perché ritengo sia dapprima importante ricordare che in tutte le nostre manifestazioni mentali il nucleo fondante del nostro essere in un modo o nell’altro è la dimensione biologica e genetica della nostra vita.

E con questo non si vuole certo affermare che il tutto si fermi qui, ossia che oltre il genetico non esista l’ambiente, la cultura, la tradizione geografica di un luogo, in grado di produrre cambiamenti importanti e significativi nell’essere umano. Si vuole invece sostenere che i geni e il biologico costituiscono la base di attivazione naturale dei comportamenti, i quali si realizzano concretamente solo se all’esterno vi sono stimoli che intervengono per favorire l’espressione di quel gene particolare, oppure di quella funzione biologica.

Bene, detto questo, partiamo dal presupposto biologico e fisiologico che tutti gli essere umani hanno bisogno per vivere di altri essere umani, oltre che ovviamente di un ambiente naturale nel quale abitano altri esseri viventi e altre forme di vita apparentemente morte, come la materia inorganica. Nessuno di noi può permettersi di vivere senza sentire la necessità di stare assieme ad altri esseri umani, di frequentare altre storie di vita e dunque di vivere sempre nuove emozioni.

Proprio da questa necessità fisio-biologica ne scaturisce un’altra: vivere assieme agli altri significa stabilire delle regole di comportamento che consentano la convivenza. In questo modo nasce la società, la cui prima espressione è necessariamente l’ambiente sociale e geografico nel quale si nasce, cioè la famiglia . Senza famiglia, di qualsiasi tipo ed anche surrogata – come quella degli istituti per l’infanzia abbandonata –, non può prevedersi sviluppo mentale del singolo individuo, perché l’individuo si forma solo ed esclusivamente in relazione agli altri individui.

Nella differenza sperimento la mia autonomia e la mia specificità, senza per questo perdere di vista il sentimento relativo a quello che credo di essere io, scoprendo anche il piacere di avere qualcosa in comune con gli altri, e sentirmi facente parte del gruppo.

Durante le relazioni affettive che si sperimentano vivendo in società, la natura interviene, nel periodo puberale-adolescenziale con la produzione di ormoni maschili e femminili grazie ai quali ogni essere umano si assume il rischio, del tutto irragionevole, di amare una persona sconosciuta. In effetti, l’unica ragione che rende possibile un amore è la follia, è la mania d’amore, come dicevano i greci, perché nessuna persona “sana di mente” rischierebbe una storia affettiva sulla base di pochissimi indizi positivi e donerebbe quasi subito il proprio corpo all’altro. Per amare e fare l’amore con un altro individuo, di sesso opposto oppure dello stesso sesso, è necessario diventare incoscienti al punto tale di credere di essere effettivamente la persone giusta per l’altro individuo e viceversa!

Il modo in cui il maschio umano affronta questa incoscienza è decisamente diverso rispetto a quello in cui lo affronta la femmina umana, perché nel primo caso abbiamo la manifestazione di atteggiamenti altamente protettivi e di conquista del territorio in cui la femmina vive, mentre nel secondo caso si ha la manifestazione di una attenzione ai minimi particolari dell’agire maschile in cui si intravveda la serietà e lealtà delle profferte amorose.

La femmina, che in questo momento diventa donna, si lascia dunque conquistare dalle azioni seduttive maschili solo nel caso in cui non “annusi” un pericolo per la sua vita e quella della eventuale prole, valutando, seppure innamorata, quali vantaggi o svantaggi possano derivare nell’assecondare la “corte” del maschio. E questo avviene grazie alla presenza degli estrogen i, gli ormoni femminili legati alla sessualità.

Il maschio insegue la sola preoccupazione di conquista, proprio perché il suo compito biologico fondamentale è quello di esprimere la sicurezza e la potenza che deriva dalla presenza nel suo corpo e nel suo cervello del testosterone, l’ormone maschile della protezione e dell’aggressività.

In sostanza, mentre il testosterone porta il maschio a rischiare di fronte ad un no della femmina, durante l’azione seduttiva, senza per questo motivo decidere di “tagliarsi le vene” se questo “no” arrivasse, la femmina umana sviluppa una particolare attenzione verso il maschio che più le ispira sicurezza, protezione e determinazione, grazie appunto agli estrogeni.

Ora, la questione culturale di oggi è: viviamo in una società in cui effettivamente il maschio riesce ad esprimere sicurezza e protezione, con una femmina in grado di accogliere le sfumature più evolutivamente importanti per garantire il successo di un amore? Siamo certi che in questo Occidente una femmina umana possa ancora permettersi di affidarsi a maschi insicuri, bambini e quindi egocentrici, mentre lei stessa è presa dal panico al solo pensare di dover scegliere se poter diventare madre, allevare da sola dei figli oppure diventare una “top manager”?

Se trovate da soli la risposta è un bene, ma nel frattempo vi consiglio vivamente, ognuno per la sua parte, di ritornare a recuperare l’incoscienza dell’amore, con la sperimentazione del rischio da parte del maschio e la dolcezza della tolleranza da parte delle femmine.

Tutto è possibile in questa vita, anche l’impossibile… perché tutto dipende da quello che il nostro cervello pensa, e se pensiamo di farcela, di poter cambiare la nostra vita con i suoi obiettivi, soggiacendo all’amore che è un bisogno mentale, allora siamo sulla buona strada.

Alessandro Bertirotti

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