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20 gennaio 2012

Milleproroghe: passano tre emendamenti del PD

C’è soddisfazione, in questo momento, tra i parlamentari democratici che si occupano di scuola, università e istruzione: il Partito Democratico, infatti, ha visto approvare, in sede di discussione del cosiddetto “Milleproroghe”, tre suoi emendamenti relativi al campo dell’istruzione, e potrebbe presto riuscire a farne passare un quarto, che oggi è stato respinto per l’opposizione della Ragioneria dello Stato, ma che, garantiscono dal PD, verrà ripresentato quanto prima.

In cosa consistano gli emendamenti fin qui approvati lo ha spiegato Manuela Ghizzoni, ricercatrice in Storia Medievale presso la facoltà di Scienze della Formazione dell’Università di Bologna e parlamentare democratica: il primo riguarda le graduatorie ad esaurimento (quelle cioè utilizzate dal provveditorato agli studi di ciascuna provincia per assegnare le cattedre annuali), alle quali non ci si poteva più iscrivere dal 2007, che ora invece verranno riaperte per consentire l’iscrizione di circa 23.000 docenti tra abilitati e abilitanti in scienze della formazione primaria, strumento musicale e didattica della musica.

Oggetto del secondo emendamento sono invece le scuole dell’infanzia. La Corte dei Conti, con una delibera che ha fatto molto discutere, ha di fatto sancito l’impossibilità, per i Comuni, di assumere personale a tempo determinato per sostituire, ad esempio, chi è impossibilitato a lavorare causa malattia o maternità: ora quei Comuni, grazie alla modifica al Milleproroghe proposta dal PD e poi approvata (per ora solo in commissione, ma è probabile che passi anche in aula), avranno un altro anno a disposizione per avvalersi di collaboratori a tempo determinato, in attesa che il Parlamento trovi una soluzione in grado sia di ottemperare a quanto deciso dalla Corte, sia di soddisfare le esigenze dei Comuni.

Il terzo ed ultimo emendamento sin qui approvato riguarda specificamente l’università: finora gli atenei che avevano sforato il rapporto del 90% tra spese di personale e risorse del fondo di finanziamento universitario non potevano accedere al piano straordinario di reclutamento per professori associati. L’approvazione dell’emendamento del PD consentirà invece la ripartizione di tale fondo tra tutte le università, comprese quelle apparentemente meno “virtuose”.

Il quarto emendamento, quello che per ora non passa, farebbe invece la gioia di quanti, a causa della riforma del sistema pensionistico targata Monti-Fornero, si vedono ora costretti a lavorare anche cinque anni più di quanto avrebbero dovuto con le vecchie regole: il PD propone infatti di estendere tali regole a tutti i lavoratori della scuola che matureranno i requisiti previsti dalla vecchia normativa entro il 31 agosto di quest’anno. Proposta bocciata, per ora, dalla Ragioneria dello Stato, secondo la quale non vi sarebbero sufficienti risorse economiche per “coprire” un simile provvedimento.

Visto che la tenuta del governo Monti è, per ovvi motivi, precaria, e che le elezioni anticipate non sono una possibilità tanto remota, sembra che il Partito Democratico, accusato da più parti di eccessiva morbidezza e arrendevolezza al momento dell’approvazione della manovra finanziaria, stia cercando, con proposte come queste, di riguadagnare un po’ di consensi a sinistra. Se ci riuscirà o meno non ci interessa, quello che conta è vedere se questi emendamenti risulteranno, come si spera, di qualche utilità per i diretti interessati, che dopo aver subito fin troppe ingiustizie negli ultimi anni, hanno certamente diritto a quell’equità che il nuovo governo promette fin dal giorno del suo insediamento.

Andrea Mari

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