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18 gennaio 2012

Quando i giovani incontrano le antiche tradizioni

Antonio Abitante, è un ragazzo di 20 anni, originario di un paese lucano “arbereshe”, arroccato ai piedi del Pollino: San Costantino Albanese. Studia presso l’UniCal, facoltà di Comunicazione e Dams.

Antonio, sin da bambino, ha manifestato la passione per il mondo della musica, in particolare per i suoni della tradizione.

Ha una particolarità, una peculiarità che lo contraddistingue, suona uno strumento antico e particolare , la zampogna.

Per questa ragione ho deciso di riportare la sua storia che va considerata come un invito a riscoprire e difendere le tradizioni della propria terra. Antonio, infatti, è l’esempio di come attraverso un semplice strumento si possano recuperare i valori antichi e riappropriarsi di un tempo perduto, quello dei nostri avi. Un modo quindi, per manifestare l’attaccamento alla propria terra e rafforzare il senso di l’identità e di appartenenza al proprio territorio.

Da quanto tempo suoni questo strumento?

Antonio– Da due anni mi sono avvicinato all’uso della zampogna e da allora non ho più smesso.

Come è nata la tua passione per la zampogna?

Antonio– Da premettere, che sin dalla tenera età sentivo una certa attrazione per la musica. Per quanto concerne la passione per la zampogna, è nata osservando e ascoltando mio fratello, che suona tale strumento da circa sette anni e quindi, in un certo senso posso dire che sono cresciuto con il suono vibrante e suadente di questo strumento, che con il tempo ha attraversato l’anima e li è rimasto, spingendomi ad imparare a suonarlo.

Cosa ti spinge a suonare uno strumento cosi particolare?

Antonio– Sono molteplici le ragioni. Anzitutto, i contesti in cui si suona, l’atmosfera che si respira e inoltre, lo considero un modo per recuperare i sani valori di un tempo e le antiche tradizioni. La zampogna infatti, racchiude antiche tecniche costruttive e riporta in vita antiche usanze a cui è legata a filo doppio.

Come riesci a coniugare questa passione con gli studi?

Antonio– Richiedono molto tempo e applicazione, e quindi è complesso coniugare le due attività, ma con una dose di buona volontà riesco a trovare il tempo. Le difficoltà maggiori le trovo nel trasporto , poiché sono uno studente fuori sede e considerato che è comunque uno strumento abbastanza ingombrante spesso è difficile portarlo sempre con me.

Oltre alla zampogna cosa suoni?

Antonio– Suono anche la surdulina di origine balcanica, la ciaramella, e il tamburello.

Quanto pensi che la musica aiuti nella vita?

Antonio– La musica aiuta molto . Attraverso di essa si può dare voce e suono ai moti dell’anima e trovare una via per esprimerli, in particolare lo strumento che suono è sinonimo di allegria, considerato i luoghi in cui generalmente si usa .

In quanto tempo hai imparato?

Antonio– Dopo il primo mese ho cominciato ad eseguire i primi brani, ma ancora ho molta strada da fare per diventare un bravo suonatore.

Imparare uno strumento richiede lavoro e passione. Quali sono secondo te i requisiti fondamentali per poter suonare la zampogna?

Antonio– C’è bisogno di amore e passione per lo strumento e voglia di imparare. All’inizio può apparire difficile ma con applicazione e volontà con il passare del tempo si impara la tecnica giusta e ci si si perfeziona. Gradualmente lo strumento diventa familiare e tutto diventa più semplice.

Tu suoni un particolare tipo di zampogna, definita a “chiave”, da dove trae origine tale denominazione e dove è nata?

Antonio– Si definisce a “chiave” perché dotata di una “chiave” che permette di chiudere uno dei fori , che non è possibile raggiungere usando le dita. E’ uno strumento lucano, ma è anche diffuso in Calabria.

Da chi hai imparato a suonarlo?

Antonio-In parte da mio fratello, ma sono state importanti anche le lezioni impartite dal prof. Nicola Scaldaferri, professore di etnologia e appassionato cultore del mondo delle zampogne.

Suoni da solista?

Antonio-Come capita, ma nella maggior parte dei casi, con un piccolo gruppo formato da mio fratello Piero dal mio amico Giuseppe Michele, dal professor Scaldaferri e Quirino Valvano , che tra l’altro è un artigiano che costruisce le zampogne.

Sono molti i ragazzi che suonano la zampogna?

Antonio-Originariamente erano pochi, ma ho notato che negli ultimi tempi sta gradualmente crescendo il numero dei miei coetanei che desiderano imparare a suonarla

Antonio– Se dovessi fornire una motivazione a un tuo coetaneo per indurlo a suonare la zampogna cosa gli diresti?

Antonio– Gli direi che è uno strumento affascinante , con un suono meraviglioso, e gli farei capire che può utilizzarlo in luoghi carichi di vita e ricchi di umanità, vitalità.

Vincenzo Amone

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