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19 gennaio 2012

Regolari le assunzioni dell’Università D’Annunzio

Il Tar del Lazio, con una sentenza depositata il 16 gennaio, ha accolto per intero il ricorso presentato dall’avvocato Gioia Vaccari per conto dell’Università D’Annunzio di Chieti e Pescara, con il quale l’ateneo abruzzese contestava i rilievi ministeriali contro la decisione di inserire in organico 37 docenti i quali, dopo aver vinto un regolare concorso, si erano visti revocare l’assunzione proprio a causa delle contestazioni provenienti dai ministeri dell’Economia e, soprattutto, dell’Università.

Il Tribunale Amministrativo ha dato completamente ragione all’avvocato Vaccari, tanto che, dei due motivi di opposizione presentati dal ministero, è stato discusso solo quello riguardante la violazione e la falsa applicazione della legge del 2008 che poneva limiti alle assunzioni, mentre è stata tralasciata, in quanto assorbita dalla decisione favorevole, l’eccezione di incostituzionalità della legge. La decisione dei giudici del Tar riconosce dunque la ragionevolezza dell’operato dell’università, anche se essa non ha rispettato i limiti ministeriali alle assunzioni: ciò è avvenuto non per una cattiva condotta dell’ateneo, ma a causa dei continui cambiamenti delle disposizioni ministeriali in materia di assunzioni. Su questo punto le leggi sono state cambiate praticamente ogni anno, e nel caos generato da tutte queste modifiche solo una disposizione è rimasta sempre inalterata, vale a dire la possibilità, per gli atenei, di assumere personale con una spesa di non più del 50% del costo del turnover. Inizialmente tale spesa doveva essere destinata per il 50% all’assunzione di professori ordinari e per il 20% a quella dei ricercatori, ma le disposizioni successive hanno rovesciato le percentuali, mettendo così in fallo, secondo il governo, l’Università D’Annunzio, la quale aveva privilegiato gli ordinari rispetto ai ricercatori: secondo la sentenza del Tar, però, il comportamento dell’università abruzzese non è stato determinato da una scelta deliberatamente contra legem, ma dal fatto che i concorsi si erano svolti secondo le vecchie regole, motivo per cui l’ateneo ha agito, a parere dei giudici, in maniera del tutto regolare (tralasciando il fatto che comunque l’università di Chieti e Pescara disponeva anche delle risorse economiche per far fronte alle assunzioni).

Nella sentenza viene anche precisato che, poiché i 37 docenti avevano già preso servizio al momento della revoca delle loro assunzioni, la conferma di tale revoca li avrebbe automaticamente fatti finire nelle liste dei disoccupati, creando un danno economico maggiore di quello adombrato dal ministero con la contestazione della regolarità delle assunzioni.

La decisione del Tar, oltre a restituire a 37 persone il loro posto di lavoro, ha dato ragione quindi anche a diversi avvocati e giuristi, i quali, esprimendo pareri pro veritate, avevano sempre sostenuto la bontà delle scelte fatte dalla D’Annunzio. Superfluo aggiungere che i pochi docenti reintegrati che hanno commentato la sentenza hanno espresso grande soddisfazione per la decisione dei giudici amministrativi, mentre la gestione Gelmini-Tremonti del MIUR ha subito, a pochi giorni dalla sentenza (emessa sempre dal Tar) che ha ammesso alla Sapienza sei studenti israeliani precedentemente esclusi proprio a causa di parametri ministeriali rivelatisi ingiusti, una nuova e umiliante batosta.

Andrea Mari

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