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22 gennaio 2012

Ricerca sulle malattie autoimmuni

“Nuove strategie di immuno-modulazione per la prevenzione di malattie autoimmuni”questo il proggetto che verrà cordinato da Linda Avesani del dipartimento di Biotecnologie di Verona.
Nel progetto che partirà a marzo e durerà tre anni saranno interessate tre unità di ricerca, una del dipartimento di Scienze endocrine e metaboliche dell’università di Perugia coordinata da Elena Bartoloni e le altre del dipartimento di Medicina interna, coordinata da Elisa Tinazzi e del dipartimento di Biotecnologie dell’ateneo scaligero, quest’ultima con il ruolo di coordinatore, tutto finanziato con 800mila euro dal ministero dell’Università e della ricerca.

L’ obiettivo sarà quello di individuare nuove molecole per la prevenzione e la diagnosi precoce di tre malattie autoimmuni:
il diabete autoimmune,
l’artrite reumatoide
sindrome di Sjogren.
diabete tipo 1

originato dalla insufficienza di insulina dovuta ad un danno autoimmunitario della ghiandola del pancreas, questo tipo di diabete richiede sempre un trattamento di insulina.

Artrite reumatoide

È un’Artrite infiammatoria sostenuta da una reazione del sistema immune indirizzata verso elementi dell’organismo , che colpisce le articolazioni e poi l’osso .

Sindrome di Sjögren
malattia infiammatoria cronica su base autoimmune, caratterizzata dalla distruzione di ghiandole esocrine (ghiandole salivari minori, ghiandole lacrimali, parotidi) mediata dai linfociti T.
Inoltre c’è un’eccessiva attivazione dei linfociti B con produzione di autoanticorpi quali Fattore Reumatoide (FR), anti SS-A/Ro e anti SS-b/La.

Avesani spiega
“Tale sistema già utilizzato a livello sperimentale per la produzione di altre molecole di interesse terapeutico, si basa sulla modificazione genetica di un virus vegetale per ottenere un virus che espone sulla sua superficie le molecole di interesse terapeutico identificate nel corso del progetto. Tali virus modificati saranno utilizzati per infettare piante di tabacco, in questo modo le piante infette saranno bireattori delle molecole e potranno essere utilizzate per la sperimentazione su animali e per la preparazione di kit diagnostici.”


Il progetto
prevede l’utilizzo di un virus delle piante come sistema per l’espressione delle molecole di interesse identificate.
Nel corso di questi tre anni di ricerca , le molecole prodotte in pianta saranno sperimentate sugli animali per valutarne la validità e per l’ esecuzione di prototipi di kit diagnostici.
Se il sistema funzionerà, partirà il test sull’uomo per constatare l’ efficienza di un possibile vaccino.

Selene Vicenzi

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