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29 gennaio 2012

Sotto inchiesta Apple: In Cina suicidi e morti nelle aziende

Un’inchiesta del New York Times ha raccontato i retroscena della Apple, la nota azienda di alta tecnologia che commissiona il proprio lavoro, come quasi tutte le aziende, in Cina, dove i costi sono davvero bassi. Quello che il giornale ha raccontato sono i turni lunghissimi di lavoro per assemblare iPhone e iPad, lavoro minorile, incidenti sul lavoro, morti e suicidi.

Materiali nocivi usati per lucidare i telefoni della mela, turni massacranti per costruire i telefoni dove gli sfruttati tornano nei loro dormitori con gambe gonfie per la posizione sono alcuni aspetti emersi dall’inchiesta, che somigliano molto al modo di lavorare per altre aziende nella Repubblica Popolare cinese.

Turni di 7 giorni su 7, 12 ore di lavoro al giorno, lettere di scuse se si fa ritardo (a cui seguono punizioni corporali) e l’umiliante cartello prima di entrare a lavoro: «Lavorate duramente oggi o duramente trovatevi un altro lavoro domani».

La Apple non ha risposto ufficialmente all’inchiesta che denuncia le condizioni di lavoro disumane che avvengono quotidianamente nelle imprese cinesi.

Particolare il caso della fabbrica Foxconn (un milione e 200 mila tra operai e simili) dove è scoppiata l’epidemia di suicidi tra gli addetti ai lavori, specie nel centro di Chengdu. Ma se la casa di Cupertino tarda a dare spiegazioni, ci ha pensato la fabbrica Foxconn, negando l’accusa e rispondendo che si rispecchiano le leggi della Repubblica Popolare.

Alta telefonia, distanza accorciate, un mondo a portata di click: tutto ha un prezzo. L’iPhone costruito in Cina costa pochissimo alla casa di Cupertino. Ma la vita umana non ha prezzo.

E’ un gatto che si morde la coda, Apple per i propri introiti non guarda alle vite umane e allo stesso tempo in Cina, ci direbbe qualcuno, funziona così. Dove muore un dipendente viene sostituito subito da un altro, non fermando mai la grande macchina che sta avanzando.

La Apple costuisce un caso grave, ma se è la stessa Repubblica a negare tutto, è innegabile che le condizioni di lavoro nel Regime siano quelle.

Danilo Ruberto

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