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2 gennaio 2012

Trento, troppi 23 milioni? Solo per le Universiadi

I 23 milioni di euro che la Provincia di Trento ha scelto di risparmiare in seguito alla rinuncia alle Universiadi Invernali del 2017 verranno, a quanto pare, reinvestiti altrove.

A beneficiarne sarà il comprensorio della Panarotta, impianto sciistico da tempo in attesa di rilancio per il quale è prevista la realizzazione di una cabinovia e di un bacino di accumulo d’acqua atto alla produzione di neve artificiale.

Lo stanziamento rappresenta una scelta destinata a scatenare un mare di polemiche e supposizioni, soprattutto poiché segue e breve distanza il discusso ritiro della candidatura trentina alle Universiadi a pochi giorni dall’assegnazione, quando in corsa con Trento era rimasta, la sola Almaty (Kazakistan).

La Giunta provinciale aveva motivato la decisione riferendosi ad un “particolare contesto economico” ed annunciato il rinvio della candidatura all’edizione 2019, per la quale tuttavia sarà invece necessario sfidare la temibilissima concorrenza della città di Sochi, in Russia, sede delle prossime Olimpiadi Invernali.

In seguito all’annuncio in merito al finanziamento della stazione sciistica, le prese di posizione negative non si sono fatte attendere. Molto dura ed eloquente quella di Davide Bassi, rettore dell’Università di Trento: “Se la Provincia avesse fatto i conti prima forse avremmo evitato una figuraccia internazionale.

E’ stato un vero peccato – prosegue Bassi – anche per l’immagine dell’Università. Io stesso sono stato a Shenzen, in Cina, con il comitato organizzatore, per promuovere il nostro progetto e metterci la faccia. Non discuto le scelte politiche. Forse, però, i conti si potevano fare un po’ prima e comunque non credo che 23 milioni di euro avrebbero inciso sul bilancio. L’università di Trento solo per il 2012 ha ottenuto oltre 19 milioni di euro in finanziamenti dall’Europa, per la ricerca. Probabilmente ha spaventato un futuro impegno per le Olimpiadi.

L’amarezza del rettore è ampiamente giustificata dai lavori svolti nell’anno trascorso dalla candidatura di Trento all’inattesa disdetta dello scorso novembre: 132.773 euro circa erano già stati utilizzati per la promozione di un progetto che mirasse, almeno nelle intenzioni, al “rinnovamento di alcuni impianti sciistici” ed alla “conversione di diverse strutture, in complessi maggiormente sostenibili sul piano ambientale e più virtuosi sul lato dei consumi energetici.

Ai finanziamenti UE indicati da Bassi andrebbero inoltre sommati i 4 milioni che, secondo determinate stime, sarebbero stati ricavati attraverso sponsor e turismo, il che contribuisce a rendere ancor più contraddittoria la questione relativa al ritiro della candidatura.

A destare numerose perplessità è anche l’effettiva utilità del piano di riammodernamento della stazione sciistica, in particolare in riferimento alla collocazione logistica a bassa quota (1970 metri).

Il meteorologo Luca Mercalli, noto per la partecipazione a “Che tempo che fa“, è a tal proposito notevolmente scettico: “È questo un esempio di pessimo investimento di risorse. A quelle quote le condizioni climatiche saranno destinate ad un costante aumento delle temperature ed in futuro, salvo eventi sporadici, sarà sempre più difficile avere neve stagionale. Svizzera, Germania, Francia lo hanno capito da tempo e non investono più in strutture sciistiche sotto i 2000 metri.

In Italia – sostiene Mercalli – per ottenere consensi e per miopia politica, ancora si fanno investimenti come questo. Solo per il fatto che parte di questi 23 milioni di euro sia destinato alla realizzazione di un bacino di accumulo d’acqua per l’approvvigionamento idrico necessario ai cannoni spara neve, dimostra che non c’è nessuna considerazione per lo sviluppo e la salvaguardia del territorio, ma solo tornaconto elettorale.

Un cambio di rotta politico, dunque, dettato dai soliti giochetti di potere? Al momento non è dato saperlo. È intanto un dato di fatto che il clima trentino, nevicate o meno, vada arroventandosi.

Francesco Ienco

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