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17 gennaio 2012

Troppo cibo invecchia il cervello

“Il troppo stroppia” dice un famoso proverbio, e sembra che in questo caso abbia tutte le ragioni: mangiare eccessivamente non giova alla linea – da un punto di vista puramente estetico – ma, cosa più importante, è nocivo per la salute del nostro corpo.

I medici lo ripetono più volte, l’obesità provoca gravi danni agli organi ed è la causa di molte patologie. E da oggi, essere sovrappeso significa anche causare l’invecchiamento precoce del cervello.

Ad affermarlo, uno studio condotto da alcuni ricercatori della sede romana dell’Università Cattolica, i quali hanno scoperto l’esistenza di una molecola, la Creb1, in grado di mantenere giovane il cervello.

Tale molecola si attiva solo grazie ad una dieta a basso contenuto calorico, ed ha il compito di attivare tutti quei geni necessari per la longevità ed il buon funzionamento del cervello, chiamati sirtuine.

La ricerca è stata svolta da un team di scienziati “capitanati” dai professori Giovambattista Pani, ricercatore dell’istituto di Patologia generale, facoltà di Medicina e Chirurgia, Achille Cittadini e Claudio Grassi dell’istituto di Fisiologia umana.

Lo studio ha visto anche la partecipazione di alcuni giovani ricercatori: Salvatore Fusco, Sofia Chiatamone Ranieri, Cristian Ripoli, Maria Vittoria Podda e Lucia Leone.

Il dott. Pani esprime così il suo giudizio sulla scoperta: “Il nostro obiettivo è di riuscire a scovare il modo per attivare questa molecola attraverso dei farmaci, senza dover per forza seguire una dieta rigida“.

“Il nostro studio” prosegue il prof. Grassi “dimostra che grazie alla restrizione calorica, la capacità di memorizzazione delle sinapsi aumenta, e la loro corretta funzione è determinante per l’apprendimento e la memoria. L’alterazione delle sinapsi è la causa di varie forme di demenza senile, come l’Alzheimer. L’azione benefica della restrizione calorica è mediata proprio dalla molecola che abbiamo scoperto, la Creb1“.

In conclusione, il dott. Pani afferma “La nostra scoperta è fondamentale per la futura realizzazione di terapie che mantengano giovane il cervello e che possano prevenire ogni tipo di demenza senile. In più, grazie a questi risultati, si potranno finalmente condurre studi più approfonditi sulla correlazione tra malattie metaboliche e declino delle attività cognitive“.

Bianca Crivelli

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