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12 gennaio 2012

Università e ricerca, arriva il bonus fiscale

L’università italiana comincia a muovere qualche passo? Le roboanti dichiarazioni rilasciate dal ministro Profumo, che assicura lo stanziamento, per gli atenei, di una cifra pari a circa 12 miliardi di euro, sono per ora le solite belle promesse.

Intanto, però, l’altra notizia del giorno è l’entrata in vigore dei cosiddetti bonus fiscali per quelle aziende che si impegnano a varare progetti di ricerca in partnership con le università.

Lo ha decretato l’Agenzia delle Entrate, tramite una circolare pubblicata il 28 novembre dello scorso anno, in cui viene oltretutto precisato che la forma giuridica ed il settore economico non saranno fattori determinati per stabilire quali aziende potranno accedere agli incentivi, di cui potranno usufruire persino imprese non italiane ma ad ogni modo attive sul territorio.

Passando all’altro lato della medaglia, tutti gli istituti universitari, statali o meno, legalmente riconosciuti, avranno la possibilità di cooperare con le suddette aziende.

Ad essi vanno aggiunti altri “organismi” specializzati nella ricerca, come l’Agenzia spaziale italiana, istituti pubblici di ricerca, enti di cura e ricovero a carattere scientifico. Saranno altresì premiate ricerche scaturite dalla collaborazione fra diversi enti.

L’iniziativa nasce con un preciso intento, ovvero intensificare i rapporti tra imprese e mondo accademico, nonché in qualche maniera sopperire all’attuale carenza di capitali pubblici attraverso l’impiego di risorse appartenenti a privati.

In base a tali disposizioni, risulteranno ovviamente esclusi dagli incentivi i progetti che facciano capo alle sole aziende piuttosto che alle università.

Se ad ogni ateneo sarà consentito di partecipare, è pur vero che i progetti dovranno necessariamente fare riferimento a uno qualsiasi dei tre ambiti di ricerca specificati dall’Agenzia stessa: “ricerca fondamentale”, “ricerca industriale”, “sviluppo sperimentale”.

In conclusione un’iniziativa che, nel caso in cui dovesse riscuotere successo, andrebbe accolta come manna dal cielo in un momento storico particolarmente negativo sul fronte degli investimenti destinati alla ricerca, specie per quel che riguarda il centro-sud.

Non a caso, un recente report dell’Istat ha fatto tristemente chiarezza in merito alla criticità della situazione italiana, evidenziando una spesa in ricerca pari all’1,26% del PIL nel 2010-2011 contro il 2,01% relativo alla media europea.

Un deficit probabilmente impossibile da colmare con la semplice introduzione del bonus fiscale. Che, dal canto suo, potrebbe se non altro rappresentare un incoraggiante punto di partenza.

Francesco Ienco

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