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24 gennaio 2012

Università: iscrizioni in calo

Uno studio della Fondazione Agnelli sui “nuovi laureati” pubblicato dalla Laterza, rivela una verità forse negativa, ma di sicuro prevedibile: in seguito alla riforma dell’Università, varata ormai più di dieci anni fa, che ha introdotto il ciclo di laurea 3+2, il numero degli immatricolati cala.

Il passaggio al ciclo 3+2, con la possibilità dell’acquisizione della cosiddetta “laurea breve” aveva come scopo proprio l’aumento del numero dei laureati, aumento che, effettivamente c’è stato: nel 2000 i laureati erano circa 161mila, nel 2010, risultano saliti a quota 208mila.

Anche i tempi necessari per il conseguimento del titolo di laurea sembrano essersi abbreviati: il laureato medio, nel 2000, aveva circa 28,4, mentre nel 2009 la media è scesa a 27,3 anni per chi ha fatto anche il biennio.

Tuttavia, i dati non sono per nulla soddisfacenti: ci si aspettava un aumento di gran lunga maggior del numero delle matricole. Invece, andando ad analizzare le percentuali, risulta che nell’anno accademico 1999-2000 il 45% dei diplomati si è iscritto all’università mentre nel 2010 solo il 47% dei diplomati ha scelto di proseguire gli studi, un incremento davvero effimero, considerando le rosee aspettative previste dalla riforma.

Uniche note positive, l’allargamento della base sociale dei laureati, soprattutto di primo livello, ovvero l’aumento di laureati provenienti da nuclei familiari in cui i genitori non hanno conseguito un titolo universitario, e la scelta di continuare gli studi anche dopo la laurea di primo livello, scelta che, forse, nasconde più che altro una necessità dovuta al fatto che la “mini – laurea”, spesso, non risulta sufficiente per entrare nel mondo del lavoro.

Oltretutto peggiorano anche le prospettive lavorative dei “nuovi laureati”: essi, infatti, rispetto ai colleghi più “anziani”, trovano impieghi soprattutto precari, e, cosa ancor più grave, meno pagati. Dallo studio, infatti, emerge che “l’aumento dell’offerta di laureati ha determinato una flessione del premio salariale rispetto ai diplomati, almeno nei primi anni di carriera (..) Ma è possibile che la laurea comporti una migliore dinamica salariale negli anni successivi”.

Insomma per evitare che il fine dell’ormai vecchia riforma universitaria fallisca definitivamente, secondo la Fondazione Agnelli, bisogna concedere maggior autonomia agli atenei sia per quanto concerne la scelta dei corsi di laurea sia per i requisiti di ammissione. Oltretutto, è necessario che solo alcune Università, scelte sulla base della qualità di ricerca, possano rendere attivi corsi di secondo livello finanziati dallo Stato, con il numero chiuso per l’ammissione degli studenti.

Giuseppina Iervolino

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