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12 gennaio 2012

Videogames modificano la materia grigia

A poche settimane dall’uscita in Italia dei più noti e violenti videogames, la scienza ci avverte immediatamente di quanto questi possano essere dannosi per il nostro cervello.

Forse non è un caso che la scoperta coincida proprio con l’arrivo nei negozi di questo tipo di videogiochi, che ormai da molto tempo spopolano tra giovanissimi e non.

A farne le spese, però, è il nostro cervello.

Lo dimostra una recente ricerca dell’Università di Indianapolis, presentata al congresso della Società di Radiologia di Chicago.

Lo studio è stato svolto su un gruppo di volontari di età compresa fra i 18 e i 29 anni, i quali per un’intera settimana hanno giocato per 10 ore ai videogames più cruenti, per poi astenersi completamente da ogni videogioco la settimana successiva.

Alla fine delle due settimane ognuno di loro è stato sottoposto ad alcuni test di stimolazione emotiva, mentre gli scienziati monitoravano l’attività del loro cervello attraverso una risonanza magnetica funzionale.

Dai risultati del test si evince che bastano poche ore di videogames violenti per provocare nel nostro cervello una riduzione dell’attività di quelle aree cerebrali che tengono sotto controllo l’aggressività.

Fortunatamente, però, i dati non sono del tutto negativi, in quanto dopo l’astinenza l’attività cerebrale torna alla normalità, dimostrando l’esistenza di buone possibilità di recupero, almeno per i giocatori non assidui.

Anche le Università di Amsterdam e New York hanno condotto importanti ricerche a riguardo, scoprendo che le scene violente – che siano tratte da videogiochi, film o altro ancora – comportano una riconfigurazione dei neuroni: aumentano quelli adatti ad affrontare situazioni di fuga o attacco, e aumentano anche le connessioni fra i centri cerebrali superiori e inferiori, cioè quella rete nervosa che controlla il sistema autonomico neuroendocrino.

I ricercatori di Amsterdam e New York hanno anche esaminato la saliva di alcuni soggetti sottoposti a clip violente, ed hanno così scoperto l’aumento della noradrenalina, un neurotrasmettitore che incrementa l’attenzione e le reazioni di attacco o fuga. In pratica, i giocatori si comportano come se fossero davvero coinvolti di persona nelle sparatorie dei videogames.

Un terzo studio condotto da ricercatori di varie nazionalità – belgi, canadesi, francesi, inglesi, irlandesi e tedeschi – ha messo a confronto alcuni quattordicenni, divisi in giocatori casuali e assidui.

I risultati hanno dimostrato che i giocatori assidui mostrano maggiore spessore dello striato sinistro del cervello, fenomeno che avviene anche nei soggetti che fanno uso di alcol, anfetamina e cocaina.

Bianca Crivelli

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