• Google+
  • Commenta
12 febbraio 2012

No alle bottiglie d’acqua? Le ragioni dell’Università del Vermont

Cresce, con la recente adesione dell’Università del Vermont, il numero di atenei statunitensi in cui gli studenti non potranno acquistare, oltre alle sigarette, le bottigliette d’acqua.

Tale iniziativa è figlia di un triplice obbiettivo: ridurre il numero di plastica utilizzata, il cui smaltimento, secondo le ultime statistiche degli ambientalisti “Food & Water” è soltanto del 25%; promuovere l’acqua dei rubinetti pubblici sensibilizzando, allo stesso tempo, i ragazzi sull’arduo tema dei rifiuti.

Niles Barnes, coordinatore della campagna contro l’acqua in bottiglia per dell’ associazione Advancement of Sustainability in Higher Education che ha sede in Colorado, annuncia che le settantacinque fontane presenti nel campus verranno tramutate in stazioni di “ricarica” della propria bottiglietta personale di acciaio che verrà venduta al prezzo simbolico di un dollaro. Si prevede, quindi, un risparmio sia per l’ambiente che per gli studenti stessi.

Contrari, ovviamente, le associazioni internazionali di fabbricatori di acqua in bottiglia, i quali sconsigliano tale operazione che potrebbe, per effetto boomerang, spingere i ragazzi verso le bevande gasate e zuccherate, oltre a non migliorare la situazione ecologica.

Chris Hogan, infatti, portavoce di questo gruppo, tende a precisare come le bottiglie d’acqua non costituiscano che lo 0,33 per cento dei rifiuti americani e la diminuzione della produzione metterebbe, quindi, soltanto a rischio molti posti di lavoro. Il divieto dell’Università del Vermont, che conta circa 11.500 studenti universitari, entrerà in vigore nel gennaio 2013, mettendo al bando le circa 200 mila bottigliette vendute ogni anno.

Google+
© Riproduzione Riservata