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14 febbraio 2012

Biodiesel: le alghe sostituiranno il petrolio

E’ partito nei giorni scorsi il progetto Enpi Med Algae per la realizzazione di impianti per la produzione di biocarburante derivato dalle microalghe, che coinvolgerà 12 organizzazioni e centri di ricerca in tutto il bacino del Mediterraneo.

Nei giorni scorsi, in un meeting tenutosi a Nicosia, sull’isola di Cipro, si è parlato del progetto concreto di realizzare uno dei cinque impianti pilota ad alta tecnologia per la coltivazione di microalghe per la produzione di biocarburante a Reggio Calabria. Un gruppo di ricercatori Giuseppe Bombino, Pietro Denisi, Vincenzo Tamburino, Demetrio Zema e Santo Marcello Zimbone che lavorano nel centro del Dipartimento Stafa, la struttura di ricerca collegata alla Facolta’ di Agraria dell’Universita’ Mediterranea di Reggio Calabria, realizzerà e gestirà tale impianto.

«Il progetto, coerentemente con gli obiettivi strategici fissati dall’Unione europea – riporta una nota dell’Università calabrese – intende fornire un contributo di conoscenze tecniche e scientifiche per conseguire la progressiva riduzione degli impatti antropici sul cambiamento climatico globale e dello sfruttamento dei combustibili fossili. Il progetto Med Algae, inoltre, individua quali obiettivi qualificanti la messa in rete e diffusione dei risultati delle sperimentazioni, nonche’ la strutturazione di collaborazioni tra enti di ricerca, imprese e settori pubblici e privati del bacino del Mediterraneo».

I vantaggi di tale coltivazione sono parecchi: l’efficienza di conversione dell’energia solare in biomassa microalgale è molto maggiore di quella ottenibile con le colture tradizionali, inoltre non competono con le colture agrarie per terreni fertili, non richiedono pesticidi e si possono realizzare su acqua di mare o su acque reflue da dove, in sinergia con i batteri associati, le microalghe prelevano i nutrienti che riciclano in biomassa dalla quale è poi possibile ottenere mangimi proteici o fertilizzanti oltre che biocombustibili.

L’opzione di produrre biocarburante coltivando mais e altri cereali è tramontata per quattro motivi: l’aumento dei prezzi che provoca su alimenti fondamentali per il genere umano e per gli animali da allevamento; le grandi estensioni che vanno messe a coltivazione; le ingenti quantità di fertilizzanti necessarie; l’enorme dispendio di acqua che assorbono. La coltura di microalghe in fotobioreattori rappresenta l’esempio maggiormente sviluppato, negli ultimi dieci anni, di biotecnologie applicate ai sistemi fotosintetici biologici. Ma come ogni nuova tecnologia ha i suoi pro e i suoi contro.

Secondo alcuni studi condotti all’Università di Cambridge quando si fanno crescere le alghe negli appositi bioreattori (fatti con tubi trasparenti) solo l’energia necessaria per pompare acqua e far girare le alghe in modo tale che ricevano la giusta quantità di luce solare per crescere, produce un’emissione di CO2 superiore a quella che serve per raffinare e bruciare il diesel normale. Si puntualizza però che la coltivazione delle alghe in apposite vasche richiederebbe meno energia di quella nei bioreattori.

Nell’ambito del progetto Enpi Med Algae, le alghe saranno selezionate e coltivate in ambiente esterno, in modo da ridurre il più possibile le emissioni di CO2 e massimizzare le quantità di microalghe prodotte. I risultati delle ricerche sul biocarburante procedono con passi da gigante: al momento il biodiesel costa 60 dollari al litro, contro gli 8 del gasolio normale, ma è sceso di 20 dollari all’anno e si prevede che entro il 2017 sarà la fonte di energia che batterà sui costi l’oro nero.

 

 

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