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13 febbraio 2012

Chi bella vuole apparire da oggi non dovrà più soffrire: l’Università di Pisa ed il progetto “Eco HT-Shoes”.

E’ stato sperimentato un prodotto di moda molto più che innovativo. Stiamo parlando della creazione di un marchio di calzature di alta qualità, in grado di coniugare benessere ed eleganza: “Eco HT-Shoes”.

Il progetto, messo a punto al fine di rilanciare il settore calzaturiero toscano, è stato finanziato dalla Regione Toscana ed ha trovato nel dipartimento di Chimica e Chimica industriale dell’ Ateneo di Pisa un valido supporto.
Infatti, l’Università di Pisa ha partecipato alla realizzazione di questo nuovo brand di calzature che, anche dove caratterizzate da un vertiginoso tacco da 10 cm, ha dato origine a scarpe estremamente comode, oltre che adattabili alla fisiologia e alla postura di chi le indossa, resistenti ad invecchiamento, antibattericità ed antistaticità.
Alla base di tutto, inoltre, vi sono processi produttivi ecosostenibili, portati avanti da una filiera ben strutturata; quest’ultima è costituita dal calzaturificio Everyn di Montopoli Valdarno, il calzaturificio Maruska, il suolificio Ars-Suola, il tacchificio Giorgio e la conceria Artea.
Dunque, non sono poche le aziende coinvolte nel progetto, che nella parte scientifica ha coinvolto anche l’Ars Lab della scuola Superiore Sant’Anna (per la parte ergonomica) e i Laboratori Archa di Pisa. La presentazione ufficiale della collezione avrà luogo il prossimo 4 marzo, in occasione del Micam 2012 di Milano; i modelli saranno vari: dalla ballerina al tacco 12.
La professoressa Anna Raspolli, guida del team di ricerca dell’Università di Pisa, ha affermato: “Per raggiungere il prodotto finale, abbiamo trattato i materiali con particelle nanostrutturate di rame e argento, preparate attraverso metodologie rigorosamente ecocompatibili, usando ad esempio il solvente acqua e precursori atossici. Questo progetto è stato per noi una vera sfida, che ci ha proiettato in un mondo diverso dai nostri abituali ambiti di ricerca, ma che ha permesso di trasferire le nostre competenze direttamente in un settore produttivo bisognoso di un forte rilancio“.

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