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28 febbraio 2012

Decessi quadruplicati: Inquisiti i farmaci del sonno

Pericolo di decesso quattro volte superiore in soggetti che assumono sonniferi come Tamazepam, Diazepam e Zopiclone, farmaci che a basse dosi riducono lo stato di ansia e ad alte dosi favoriscono il sonno.

Compresse del “sonno eterno”? Secondo gli studi condotti dal professor Daniel Kripke della Scripps Clinic di San Diego e pubblicati sul British Medical Journal Open, pazienti che assumono una quantità di sonniferi pari a meno di diciotto dosi l’anno, hanno una probabilità di morire circa tre volte e mezzo maggiore rispetto a chi non ne assume; l’assunzione di una quantità tra diciotto e centotrentadue dosi l’anno aumenta il rischio decesso di quattro volte.

Il perché dell’aumento del rischio decesso non è ancora chiaro, affermano alcuni ricercatori. Spiegazioni accettabili sarebbero da ricercare tra gli effetti narcotici indotti dai farmaci che rendono i consumatori meno reattivi a pericoli di cadute o d’incidenti. Inoltre i sonniferi possono alterare la respirazione di una persona mentre dorme oltre che aumentare il rischio di suicidio e di sviluppo del cancro.

Trasmettendo i risultati dei suoi studi alla Food and Drug Administration, il “cane da guardia” dell’industria farmaceutica in Usa, Daniel Kripke esorta a rivalutare la sicurezza delle compresse anche quando assunte in dosi ridotte. “Gli scarsi benefici degli ipnotici (sonniferi), come criticamente osservato da gruppi senza interesse finanziario, non ne bilanciano i rischi sostanziali” afferma il professore di psichiatria dell’Università californiana, “la terapia cognitivo – comportamentale dell’insonnia cronica può avere più successo degli ipnotici”.

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