• Google+
  • Commenta
28 febbraio 2012

Diplomati allo sbaraglio? AlmaLaurea ti aiuta!


Ti sei appena diplomato e non sai che pesci pigliare?  Sogni di laurearti ma hai paura di scegliere la facoltà sbagliata?

Niente paura, basta usare testa! Proviamo a chiarirci le idee.

Molti avranno sentito parlare di AlmaLaurea.

Ma cos’è AlmaLaurea? È presto detto.

Si tratta di un consorzio di 64 atenei pubblici e privati che si impegna a fornire un servizio di monitoraggio costante dei laureati italiani (l’80% circa) e del loro posizionamento sul mercato del lavoro.

Ma c’è dell’altro.

Almalaurea è, senza tema di smentita, uno degli strumenti di orientamento più validi su cui l’aspirante matricola possa fare affidamento.

Il riferimento, chiaramente, è ad AlmaOrièntati, servizio che, attraverso una serie di test valutativi, consente allo studente di tracciare un quadro di massima delle proprie “predisposizioni”. Quadro in relazione al quale un apposito programma seleziona, poi, i percorsi di studio più idonei al profilo dell’esaminato.

Tuttavia il rischio di prendere una dolorosa “cantonata” è sempre dietro l’angolo.

Colpa di valutazioni sbagliate, poco ponderate, superficiali, ma anche di fattori pregressi che, in molti casi, contribuiscono a demotivare il ragazzo rispetto all’ipotesi di un futuro “universitario”.

Ce lo spiega Andrea Cammelli, docente di statistica presso l’Università di Bologna e direttore di AlmaLaurea:

“Il 18 per cento delle matricole abbandona gli studi nei primi dodici mesi. Segno di una scelta non consapevole. Da lì parte il problema del collocamento. Aggiungiamo un’altra considerazione. Il 75% dei laureati delle triennali viene da famiglie in cui non ci sono ancora laureati. Significa che tre quarti di questi studenti universitari non può contare su una pregressa esperienza famigliare”.

In molti casi, inoltre, chi proviene da famiglie senza alcun “precedente universitario” ha più probabilità, rispetto agli altri, di scegliere l’indirizzo sbagliato.

C’è poi da registrare un altro dato piuttosto allarmante: la sfiducia sempre maggiore che i giovani italiani sembrano manifestare nei confronti della cosiddetto “pezzo di carta”.

Sono sempre più numerosi, cioè, i ragazzi che salutano precocemente gli studi per buttarsi a capofitto sul primo lavoretto utile.

L’idea, insommae, è che gli studi universitari promettano una realizzazione e un riscatto che, a conti fatti,  paiono oggigiorno sempre più irraggiungibili, tanto da portare la maggior parte dei nostri giovani a preferire un sottodimensionamento delle aspettative personali ad una formazione culturale fatalmente percepita come inutile e senza garanzie (sgradevolissima sensazione condivisa anche da “qualche” universitario, il vostro incluso).

Criticità cui si aggiunge una statistica non certo lusinghiera: il progressivo restringimento del mercato degli studenti.

Fatto che ha prodotto un tumultuoso aumento della concorrenza tra atenei.

Nulla di che meravigliarsi, si direbbe. Dopotutto la concorrenza è un fattore naturale di evoluzione economica.

Il  guaio vero, però, è che questo regime concorrenziale coabita, oggi, con una sempre più diffusa riluttanza al marketing, alla “visibilità commerciale” (per intenderci), di molti atenei nostrani, che spesso preferiscono tenere riservati i propri dati per non esporsi troppo alle turbolenze di un mercato decisamente “ballerino” come quello attuale.
 Monitorare le dinamiche del mercato studentesco, in altre parole, è oggi compito sempre più improbo.

Tra le questione più spinose si segnala, in particolare, quella relativa alla possibilità, per lo studente, di scegliere la facoltà giusta in relazione a quelli che gli specialisti definiscono “sviluppi attesi” del mercato. Ci riferiamo chiaramente al mercato del lavoro.

La domanda, insomma, è la seguente: è possibile fornire allo studente,che opta per una dato percorso di studi, un quadro plausibile degli scenari occupazionali che gli si apriranno una volta concluso tale percorso già in sede di pre-immatricolazione?

Dati alla mano, infatti, è difficile lanciarsi in previsioni sufficientemente credibili. Lo abbiamo detto.

Quello degli studenti è e rimane un mercato oggettivamente statico, anelastico, che non ci permette di immaginare scenari di medio e lungo periodo capaci di un’effettiva attendibilità statistica.

Un mercato, il nostro, sempre più “a senso unico“, come suggeriscono le centinaia di indagini nelle quali si conferma la maggiore redditività di alcuni indirizzi rispetto ad altri.

In testa i medici, con un reddito medio stimato intorno ai 2000 euro.

Seguono gli ingegneri (1600 euro), i chimici industriali (1500 euro), i farmacisti (1400 euro).

Decisamente redditizie anche le lauree in Lingue (anche qui ci aggiriamo intorno ai 1500 euro).

Certo ridurre tutto al mero calcolo statistico, non è esattamente il massimo della vita. Anzi è cosa assai triste.

Così come parlare di lauree più o meno “spendibili”, più o meno “appetibili”.

Certi conti, però, bisogna pur farli. E meglio prima che poi. L’importante, come sempre, è essere convinti delle proprie scelte.

Ecco perché un occhio ad AlmaLaurea è sempre raccomandabile.


Google+
© Riproduzione Riservata