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21 Febbraio 2012

I pesci dell’Antartide minacciati dal cambiamento climatico

In un articolo appena uscito su PNAS, prestigiosa rivista dell’Accademia delle Scienze USA, e in un secondo di prossima pubblicazione su News&Views di Nature si analizza la storia evolutiva dei pesci antartici e delle loro proteine antigelo.

Lo studio, frutto della collaborazione tra ricercatori dell’Università di  Yale e i professori padovani Tomaso Patarnello del Dipartimento di Biomedicina Comparata e Alimentazione e Lorenzo Zane del Dipartimento di Biologia dell’Università di Padova, suggerisce che l’acquisizione delle proteine antigelo, datata tra 42 e 22 milioni di anni fa, non rappresenti più il fattore principale che ha determinato il successo dei nototenioidei antartici. La ricerca illustra come in decine di milioni di anni questo gruppo di pesci – detti nototenioidei – si sia adattato alle condizioni polari.

Oggi però, a causa del riscaldamento globale, i nototenioidei sono oggi fortemente minacciati e a rischio di estinzione. Un aumento di soli 2°C avrebbe infatti un impatto devastante su questi pesci così ben adattato a vivere in acque gelide.

L’origine e la diversificazione in più di 100 specie di nototenioidei forniscono un modello esemplare di come l’evoluzione opera. Un periodo di rapido raffreddamento avvenuto circa 40 milioni di anni fa portò all’estinzione di massa della fauna ittica dell’Oceano Meridionale adattata ad acque temperate. L’acquisizione di proteine antigelo permise quindi ai nototenioidei di sopravvivere in mari con temperature sotto zero. Adattandosi alle nicchie ecologiche lasciate vacanti, nuove specie di nototenioidei ebbero origine e oggi contribuiscono alla ricca biodiversità marina che abita le acque antartiche. I nototenioidei costituiscono gran parte della fauna ittica antartica e rappresentano la principale fonte di cibo per i predatori all’apice della catena trofica, quali pinguini, foche e balene.

 

Questa storia evolutiva di successo è ora minacciata dal cambiamento climatico– afferma Tomaso Patarnello – che ha reso l’Oceano Meridionale, che circonda l’Antartide, una delle regioni con riscaldamento più rapido a livello mondiale. Le stesse caratteristiche che hanno consentito a questi pesci di sopravvivere e prosperare durante il periodo di raffreddamento terrestre li rendono ora estremamente vulnerabili a un futuro surriscaldamento. Considerati gli adattamenti estremi alle condizioni polari e l’incapacità dei nototenioidei ad acclimatarsi ad acque temperate, un cambiamento climatico– conclude Patarnello – potrebbe essere devastante e portare all’estinzione organismi che sono il frutto di una storia evolutiva irripetibile“.

 

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