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26 febbraio 2012

Iraq: l’università al tempo della guerra

L’invasione americana dell’Iraq e la conseguente deposizione di Saddam Hussein dovevano essere il preludio ad un processo di democratizzazione e di sviluppo economico e sociale del Paese medio-orientale. La realtà, purtroppo, ci mostra invece un territorio ancora martoriato dalle conseguenze di un conflitto tuttora irrisolto: attentati, rapimenti e scontri tra bande rivelano una forte instabilità politica che non permette la rinascita dell’Iraq.

La crisi politica ha seriamente danneggiato anche quello che era uno dei settori più sviluppati del Paese, l’istruzione superiore: l’Iraq, infatti, vantava una storia culturale millenaria che ha contribuito allo sviluppo di molti settori accademici. Fino ai primi anni del regime di Saddam Hussein, il sistema di istruzione iracheno era ancora laico, aperto alle donne e finanziato generosamente dallo Stato: il tasso di scolarizzazione era cresciuto dal 52% nel 1977 all’80% nel 1987.

In seguito, gli interventi militari e le sanzioni economiche hanno portato il sistema di istruzione superiore al collasso. In pochi anni, le università irachene non hanno ricevuto più fondi né hanno potuto reperire le risorse e i materiali necessari per le attività didattiche. I musei, le librerie e i centri culturali sono stati depredati nel tentativo disperato di accaparrarsi oggetti di valore da poter rivendere all’estero. Gli stessi intellettuali, dopo la deposizione di Saddam, sono stati rimossi dai loro incarichi accademici e culturali senza nessuna distinzione tra coloro che avevano sostenuto il regime e quanti invece si erano impegnati per la caduta del tiranno.

Numerosi professori iracheni, inoltre, hanno subito le vendette politiche o le violenze delle bande criminali che circolano in tutto il Paese: il prof. Issam Al-Rawi, professore di Geologia all’Università di Baghdad, aveva collaborato alla stesura di una lista di accademici iracheni vittime delle violenze, prima di essere anch’egli ucciso davanti alla sua casa nell’ottobre del 2006.

Ad oggi, dopo la fine della guerra, anche la laicità delle università irachene è in pericolo: le studentesse sono quotidianamente minacciate dalle milizie fondamentaliste che impongono le loro regole laddove il potere del governo non riesce ad arrivare. In pochi anni, dunque, la guerra e il disordine politico hanno completamente distrutto il sistema di istruzione superiore dell’Iraq, considerato tra i migliori del mondo islamico.

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