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29 febbraio 2012

Isolate cellule staminali umane

Il dogma della biologia moderna secondo cui le donne nascono con un numero predefinito di oociti, una sorta di “banca di ovuli” che dopo la maturità sessuale non si rinnova più, potrebbe essere smentito.

Il direttore Jonathan Tilly del Vincent Center for Reproductive Biology of Massachusetts General Hospital (Boston, Usa), già in passato aveva ipotizzato che le cellule oociti di femmine adulte di mammiferi potevano riprodursi dopo la maturità sessuale. “Se questi risultati trovassero una conferma presso gli umani, tutte le teorie sull’invecchiamento del sistema riproduttivo della donna dovrebbero essere riviste”, affermava Tilly osservando la riproduzione delle cellule ovociti in topi femmine adulte. Anche il ricercatore Ji Wu dell’Università di Shanghai Jiao Tong nel 2009 aveva dimostrato che ovociti fecondabili, prodotti da staminali ovariche di topi femmine, permettevano loro di riprodursi. L’esistenza di simili cellule staminali nelle donne, tuttavia, non era stata ancora riscontrata.

I recenti studi del professor J. Tilly, pubblicati su Nature Medicine, sembrerebbero confermare tale ipotesi. Utilizzando tecniche più raffinate d’isolamento delle staminali da tessuto corticale di donne giovani, i ricercatori del Vincent Center for Reproductive Biology, coordinati da Jonathan Tilly, hanno marcato cellule staminali di topi femmine con una molecola fluorescente. Iniettando le cellule marcate in un frammento di tessuto delle ovaie umane, gli studiosi avrebbero notato, dopo una, due settimane, alcune cellule uovo fluorescenti nello stesso tessuto. Questo risultato dimostrerebbe la derivazione delle cellule fluorescenti dalle staminali marcate prima dell’iniezione. “Le ovaie delle donne in età fertile, come quelle dei topi adulti, contengono rare cellule germinali in grado di riprodursi in modo autonomo – affermano i ricercatori del Massachusetts – queste cellule sono in grado di proliferare in vitro e di produrre ovociti sia in vitro, sia in vivo”. “La scoperta – sostiene J. Tilly – apre la via allo sviluppo di tecniche totalmente nuove per combattere l’infertilità delle donne, e potrebbe anche ritardare il sopraggiungere della menopausa precoce”.

 

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